Il 13 agosto del 1975 usciva il film con l’indimenticato Maurizio Merli

Il poliziottesco, quindi, come si è potuto appurare verso la fine di questa terza parte non godeva, per nessuna ragione al mondo, di buona stima da parte della critica. La rivincita, però, non tardò ad arrivare e a permettere la riscoperta del genere ci pensò, intorno alla seconda metà degli anni ’90, addirittura il rinomato regista americano Quentin Tarantino. Tale revisionismo storico, se così si potrebbe dire, in merito agli stessi giudizi che le medesime critiche mosse contro quel tipo di filmografia, venne determinato dall’opera dello stesso regista che, trentuno anni fa riuscì nell’exploit a livello mondiale con il suo ‘Pulp Fiction’.

Tarantino, in sostanza, fu il primo o almeno uno dei primi a sostenere che quei cosiddetti B-movie erano dei veri e propri capolavori. Alcuni attori che ci avevano lavorato li considerava dei veri geni, anche se per dovere di cronaca questo giudizio venne espresso nei confronti di Lino Banfi e su cui, su di lui, è inutile spendere ulteriori parole, visto che tutti quanti sanno che sempre lavorato nel mondo dello spettacolo come comico e non come interprete di questa tipologia di film.

In definitiva, si potrebbe dire, che un certo cinema italiano venne rivalutato grazie ad una personalità molto illustre e, allo stesso tempo, forse proprio a quelle dichiarazioni del regista americano, anche da parte di una rivista di genere come Nocturno e Cine 70. Peccato, solamente, che tra coloro i quali non poterono vedere i veri frutti del loro lavoro se n’erano andati già da qualche tempo, come lo stesso attore diventato, al posto dello stesso Franco Nero, icona imprescindibile: Maurizio Merli.

Di sicuro avrebbe reagito in maniera molto positiva a questa riscoperta e possiamo dire, visto che lui non l’ha potuta né vedere e godere, molto tardiva. Il suo Commissario Betti non era una copia del ben più famoso collega della città californiana di San Francisco, l’Ispettore Philip Callaghan. No, il commissario Betti nei tre film nel quale è uscito, ha avuto una natura ed evoluzione propria. Si, abbiamo detto tre film, tre episodi sul grande schermo che sancirono, in tutto e per tutto, il reale successo snobbato dalla critica stessa.

Molto probabilmente non si trattava di elevarli a meri capolavori questi tipi di film, compreso Roma Violenta, forse meritavano una miglior e maggior attenzione e alcune opere, di sicuro, non sarebbero state bollate senza apparentemente appello, visto che quello della ‘cassazione’ giunse venti anni più tardi. di fondo, queste piccole opere cinematografiche, nella loro essenza, lanciavano un unico messaggio ben preciso: la paura dei cittadini nell’avanzata incontrollata della delinquenza. Il cittadino medio, in sostanza, non si sentiva tutelato dalle istituzioni ed è, questo, un concetto, già espresso in precedenza.

Il successo di Roma Violenta venne certificato immediatamente dal pubblico italiano con un incasso corrispondente a due miliardi delle vecchie lire. La cosa strana, un film uscito cinquanta lunghi anni fa, è legata proprio alla data di approdo sul grande schermo; un giorno che oggi sarebbe visto come la normalità, ma nel 1975 non proprio.

Nel senso che solo gli americani erano abituati ai lanci estivi sul grande schermo di quelli che poi sarebbero stati identificati come blockbusters; nel 1975, in Italia, due giorni prima di Ferragosto, ripetiamo, distribuire un’opera cinematografica di quella portata, la quale avrebbe anche potuto registrare un fallimento al botteghino, avrebbe fatto storcere il naso a molti.

Nonostante tutti gli elementi facessero pensare ad un flop non tanto epocale, quanto logico visto anche il periodo di uscita, il film si trasformò, proprio per questo genere, il maggior successo in assoluto. Mai nessun’altra pellicola del genere poliziottesco, a partire dal 1931 fino al 1984, sfiorò mai quella cifra; lasciando anche un’altra sensazione anche dopo cinque lunghi decenni: Roma Violenta ha rappresentato il vero culmine di quel tipo di filmografia.

Eppure, molti non sanno che questo film, in un primo momento, doveva essere una sorta di sequel de ‘La polizia incrimina, la legge assolve’. Diretto da Enzo G. Castellari, del 1973, e che, per certi versi, toccava lo stesso tema visto in ‘Piedone lo sbirro’, proprio dello stesso anno.

Anche in questo il protagonista principale era un commissario di pubblica sicurezza, il cui cognome era molto simile a quello del personaggio di Maurizio Merli: Il Commissario Belli. Ma, leggete leggete, con molta attenzione da chi era interpretato questo poliziotto? Franco Nero. La trama del film non era ambientata nella capitale ma a Genova.

Tornando a Roma Violenta, inizialmente il regista doveva essere proprio Enzo G. Castellari. Quest’ultimo, però, si tirò indietro per problemi di compenso. Fu in quel momento che entrò in scena il regista che tutti conosciamo quel Marino Girolami, padre dello stesso Castellari, che cambiò il nome in Franco Martino, convinto che il suo vero nome di battesimo non fosse adatto a quel tipo di pellicole. Girolami, nella sua carriera, aveva diretto diversi film legati al filone della commedia erotica all’italiana. Un escamotage, questo, molto usato nel mondo del cinema italiano di quel periodo.

Ma a questo punto cos’altro dire? cos’altro di può andare ad approfondire visto che, in definitiva, non venne neanche premiato in nessun modo? In verità non abbiamo detto ancora tutto su questa piccola opera cinematografica di un’ora e mezza. Ci sono altri due dettagli su cui soffermarsi prima di chiudere questo lungo reportage che ha avuto il merito, oltretutto, di scavare un po’ affondo nelle origini del film, inteso proprio come genere.

Considerando il fatto che, da parte nostra, è anche la prima volta che ci immergiamo nell’analisi di un piccolo ramo del cinema italiano fino adesso mai e poi mai trattato. E allora quali sono questi ultimi elementi da affrontare? Il primo, semmai ce lo consentite, si tratta proprio della categorizzazione fino adesso portata avanti da decenni.

Il termine poliziottesco ci sembra troppo caricaturale e, appunto, storpiante della parola poliziesco. Certo, ormai ciò che è fatto è stato fatto e non si può tornare indietro e nemmeno ci sogniamo di far cancellare tale vocabolo da ogni dizionario di cinema. No, ciò che umilmente chiediamo è un’aggiunta doverosa…

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