Sean Connery, l’attore di Fountainbridge al servizio segreto del grande cinema

“Quando Sean Connery uscì dalla stanza io e Harry Saltzman ci mettemmo a guardarlo dalla finestra. Insieme osservammo: perbacco, cammina come James Bond!” (Il produttore Albert R. Broccoli)

È il 1961 quando lo scrittore e giornalista Ian Fleming sigla un contratto con il quale si impegna a cedere i diritti cinematografici e televisivi dei romanzi e dei racconti della sua creatura letteraria – l’agente segreto britannico James Bond – dietro un compenso di 100.000 dollari per ogni pellicola e una percentuale del 5% sugli utili di ciascun film prodotto da Albert R. Broccoli e Harry Saltzman, la coppia d’oro del cinema inglese degli anni Sessanta.

Pochi mesi dopo, nel 1962, in meno di un’ora di colloquio, il neonato trio costituito da Fleming, Broccoli e Saltzman riesce a conquistare i dirigenti della United Artists: i tre si assicurano la presenza della major cinematografica nella produzione di una serie di pellicole tratte dai romanzi nati in un angolino della stanza giamaicana di Goldeneye, la residenza esotica di Fleming.

Era l’atto di nascita dell’icona-007, ma mancava ancora un tassello fondamentale: l’attore che avrebbe dato volto e voce alla spia inglese.

Le candidature di Fleming erano chiare: Cary Grant, David Niven, James Mason e persino James Stewart. Per risolvere la questione, la EON Productions organizzò anche un referendum sulle pagine del quotidiano inglese ‘Daily Express’ per chiedere direttamente ai lettori quale attore avrebbero scelto per il ruolo di 007.

Tra le oltre 1.000 risposte raccolte dalla testata britannica e le decine di candidature che si susseguivano negli uffici di produttori, agenti e registi emersero alcuni nomi di attori relativamente poco noti al grande pubblico: lo stuntman Bob Simmons, l’attore statunitense di origine irlandese Patrick McGoohan, il popolare volto televisivo Roger Moore (già noto per “Ivanhoe” e scelto per il ruolo di Simon Templar nella serie “Il Santo”) e un trentunenne attore di origine scozzesi fattosi notare sul set del film “Il giorno più lungo” con John Wayne ed Henry Fonda.

Il suo nome? Connery. Sean Connery.

Fu probabilmente la moglie di Saltzman a suggerire il nome di Connery al marito Harry e al suo socio Albert Broccoli: “abbiamo trovato il nostro 007!” sembra aver esclamato dopo averlo visto in una sua interpretazione cinematografica. Il volto di Connery, inoltre, rievocava quello elaborato dall’illustratore John McLusky per l’agente segreto 007 in una versione a fumetti dei romanzi di Bond. Secondo quanto ricordato da Saltzman e Broccoli, durante i provini, Connery si muoveva “come un gatto nella giungla”, approccio evidentemente perfetto per un ruolo da spia.

Sarà proprio la saga di 007 a catapultare l’attore nato in Scozia nel 1930 nella storia del cinema internazionale e nell’Olimpo del grande schermo. Sir Thomas Sean Connery vanta una carriera straordinaria: primo interprete cinematografico di 007, ha impresso il suo marchio distintivo ad un protagonista della letteratura del Novecento, trasformandosi nel riferimento attoriale e iconografico della saga e, più in generale, delle spy story internazionali. Tutti i successivi interpreti della spia britannica hanno dovuto, in misure e tempi differenti, fare i conti con l’interpretazione data dall’attore scozzese sul grande schermo, ancor oggi considerato “il miglior Bond di tutti i tempi” dai risultati di tutti i sondaggi internazionali.

Nato in un piccolo sobborgo di Edimburgo, Fountainbridge, nell’agosto del 1930, Connery si arruolò nella Royal Navy, la Marina Militare Britannica, salvo poi esserne congedato per un problema gastrico. Verniciatore di bare, carpentiere, bagnino e modello per il College di Arte di Edimburgo: Connery affrontò decine di mestieri, ma fu solo intorno ai venti anni che il futuro 007 prese parte a piccole produzioni teatrali, per poi approdare al celebre musical “South Pacific” nella sua versione londinese. Classificatosi terzo al concorso di Mister Universo nel 1950, Connery proseguì la sua carriera attoriale con alcuni cameo in film per la tv e per il cinema, facendosi notare da produttori e addetti ai lavori.

Alto, slanciato ed estremamente seducente nonostante una precoce calvizie, Connery era molto amato dal pubblico femminile inglese. Il ruolo di James Bond in ben sette film (sei della serie ufficiale e uno, ‘Mai dire Mai’, non inserito nel franchise firmato dai produttori dei film di 007) trasformò, a partire dal 1962, il trentaduenne attore scozzese in una star planetaria e in un sex symbol per i successivi 50 anni, collocandolo tra le stelle del cinema più amate di ogni epoca: “C’è, però, una differenza evidente tra me e James Bond. Lui è capace di risolvere i problemi!” spiegava Connery ai suoi intervistatori.

“Agente 007 – Licenza di Uccidere”, “A 007 Dalla Russia con Amore”, “Agente 007 – Missione Goldfinger”, “Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono)”, “Agente 007 – Si vive solo due volte”, “Agente 007 – Una cascata di diamanti” e “Mai dire Mai”: questi i sette “titoli d’oro” che hanno visto impegnato Sean Connery nei panni della spia inglese creata da Ian Fleming e che hanno segnato le sorti dell’intera saga.

Nel corso della sua lunga carriera, Connery ha conquistato innumerevoli premi, dai BAFTA agli Henrietta Awards, dai Golden Globes al Cecil B. DeMille, dai Bambi al David di Donatello fino ai riconoscimenti dell’AFI – American Film Institute, London Critics, Roma Film Festival, Los Angeles Film Critics Association, MTV Movie Award, National Board of Review USA, National Society of Film Critics Awards USA, People’s Choice Award – USA, New York Film Critics Circle Awards.

Capitolo a parte meriterebbe il film “Gli Intoccabili” di Brian De Palma, uscito negli anni Ottanta. Sean Connery interpretò il ruolo di Jimmy Malone al fianco di Robert De Niro, Kevin Costner e Andy Garcia. Quel ruolo gli valse un Oscar e un Golden Globe come miglior attore non protagonista.

Connery è stato insignito del titolo di Sir dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dalla Repubblica Francese e del Kennedy Center Honor dalla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

“Marnie” di Alfred Hitchcock, “La collina del disonore” e “Assassinio sull’Orient Express” o “Sono affari di famiglia” di Sidney Lumet, “L’uomo che volle farsi re” con Michael Caine, “Robin e Marian” con Audrey Hepburn, “I banditi del tempo” del Monty Python Terry Gilliam, “Highlander – L’ultimo immortale” con Cristopher Lambert, “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud, “Indiana Jones e l’ultima crociata” di Steven Spielberg, “La casa Russia” con Michelle Pfeiffer, “Caccia a Ottobre Rosso” con Alec Baldwin, “Entrapment” con Catherine Zeta Jones o ancora “Scoprendo Forrester” di Gus Van Sant: basterebbe rivedere le pellicole interpretate da Sean Connery per rendersi conto della potenza e della ricchezza espressiva dell’attore scozzese e del suo carisma attoriale.

“Sean è stato certamente fortunato ma si merita quella fortuna” – affermò Broccoli – A me piacque subito, anche su un piano umano, per come si comportò al primo incontro. Batteva il pugno sul tavolo e sapeva quel che voleva. Quando uscì io e Harry Saltzman ci mettemmo a guardarlo dalla finestra. Insieme osservammo: perbacco, cammina come James Bond!”. Michelangelo

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