50 anni fa usciva ‘Born to Run’, il disco che consacrò per la prima volta Bruce Springsteen
E siamo giunti alla cosiddetta parte finale, quella alla quale non vorremo mai arrivare, cari lettori. La parte in cui il viaggio finisce e sicuramente, almeno da parte nostra, ne inizia un altro, ma in questo caso si tratterà sempre di un’altra storia. me per il momento pensiamo a chiudere il cerchio, pensiamo a volgere al termine questa lunga celebrazione iniziata un biennio per arrivare, appunto, al 25 agosto del 1975. Esattamente cinquanta lunghi anni fa, dove le regole e la storia del rock furono riscritte, forse, anche involontariamente, ma vennero riscritte.
Dunque, siamo alle ultime tre canzoni. gli ultimi tre singoli di un disco leggendario, straordinario e dove tutto è filato liscio e, sicuramente, con un elemento in più; un dettaglio che non è stato mai e poi mai considerato durante la pubblicazione dei primi due dischi: l’elemento promozionale. Un dettaglio non proprio di poco conto. Anzi, fondamentale, essenziale che permette, in sostanza, di fare conoscere l’esistenza medesima di una qualsiasi opera musicale, letteraria o cinematografica al pubblico.
Questa volta ‘Born to run’, in quanto long play, con il suo irripetibile successo, trascino con sé i suoi due sfortunati predecessori e Bruce divenne una star. Ma prima di soffermarsi su questo ulteriore aspetto addentriamoci nelle note del particolare: Meeting Across the river.
Con questo brano bisogna fare fin da subito una comparazione con la già analizzata ‘Night’. Entrambe aperte con due assoli di sax, ma con uno stile totalmente diverso. La prima, come abbiamo potuto ascoltare, energico, grintoso, spensierato e che ti fa girare l’adrenalina solo al sentirlo.
Con ‘Meeting across the river’, invece, le note sono più meste, più crepuscolari, più tristi ed una costruzione musicale più affine al jazz o addirittura allo swing, più al rock puro e semplice. Semmai sarebbe giusto annoverarlo tra il soft rock, semmai fosse possibile.
Eppure, ‘Meeting accross the river’ è la penultima canzone del disco, quella che invece chiude il long play, ma non ancora il nostro lungo reportage, è ‘Jungleland’, terra di giungla. Un singolo che funge da tour spirituale di singoli generi musicali. Se apparentemente ‘Backstreets’ rappresenta la sera o la notte, intesa come metafora riguardante la fine di alcune amicizie o, anche, alcune fasi della vita.
Con l’ultima traccia, Bruce Springsteen, ci fa entrare in un vortice movimentato di una battaglia spirituale, molto probabilmente, personale che si svolge tutta una notte intera. Una canzone, al pari di quella che chiude il cosiddetto lato A, che ci riporta quasi alle atmosfere e ai sound dei primi due dischi ma con un elemento in più: quella di una carica in più.
Carica non intesa come ritmo, ma come energia e più libertà di esprimersi non solo con i testi ma proprio musicalmente. Con delle armonie o costruzioni musicali più vari, mantenendo, nonostante tutto, delle durate troppo proibite per le radio: Backstreets è di 6 minuti e 31 secondi; mente Jungleland, addirittura, arriva ai ben nove minuti di ascolto.
Sono pezzi, questi, tipici per coloro che amano ascoltare la musica. Brani che troverebbero spazio nel circuito cosiddetto commerciale. Eppure, Bruce Springsteen, proprio attraverso questi due singoli riesce ad unire ed accontentare entrambe le prospettive musicali, nonostante la loro diffusione in radio sia alquanto complicata per l’evidente durata.
E siamo giunti al momento tanto atteso, al momento in cui si chiude il cerchio di quello che è stato un lungo viaggio musicale, con la speranza di esser riusciti a raccontare come si deve quello che è, nei fatti, un mero spaccato delle sette note. All’inizio di questo reportage o almeno nella prima parte, se vi ricordate, avevamo affermato che lo stesso Bruce Springsteen tra il 1973 ed il 1974, per quello che sarebbe stato il suo terzo disco, era riuscito a scrivere, si e no, una sola canzone. Sembra uno scherzo, vero?
Invece no. Tale aneddoto è confermato dallo stesso nella sua autobiografia pubblicata ormai quasi dieci anni fa. Il dettaglio più sorprendente è che ci mise, in tutto per e per tutto, solo ed esclusivamente sei mesi. Questa strana difficoltà, per uno come lui, era provocata, diciamo così, dai continui problemi che lo stesso Mike Apple alimentava. Problemi in fase di registrazione. Ecco, perché alla fine Bruce e la sua band registrarono il disco di due studi di registrazione differenti.
‘Born To Run’, dunque. Il duplice titolo, di canzone e disco, che ci ha persino ispirati nell’ulteriore titolo di questa lungo appuntamenti suddiviso in ben cinque parti, cinque in rappresentanza dei cinque decenni trascorsi da oggi 25 agosto 2025. ’50 volte Nato Per Correre’, con tanto di introduzione incorporata, con questo abbiamo voluto sottolineare il fascino e l’immortalità di un lavoro, di una raccolta di dischi che ha, di gran lunga, oltrepassato le barriere del tempo.
Un singolo, questo, che oggi ci permette anche di aprire la nuova settimana a FreeTopix Magazine, l’ultima del mese di questo ottavo mese dell’anno. Un singolo che, durante il periodo della sua uscita in contemporanea con l’omonimo disco, non ebbe subito molto successo. Venne diffuso, maggiormente, nelle stazioni radiofoniche più specializzate nella musica rock, per il semplice fatto che il sound è più affine a quel tipo di genere musicale, che in quelle che prediligevano il pop. Per questo semplice motivo il brano si piazzò al ventitreesimo posto dell’istituzionale classifica: Billboard hot 100.
Nonostante tutto, complessivamente, il disco rappresentò un grandissimo successo per lo stesso Springsteen, infatti riuscì a conquistare anche diversi premi, per non dire diversi riconoscimenti come: cinque dischi di platino tra l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Regno Unito e gli Stati Uniti. E ben sei dischi d’oro tra la Finlandia, la Francia, l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Spagna e l’Italia. Non male come risultato.
Concludendo questo reportage sappiamo che forse, indirettamente, saremo leggermente blasfemi, musicalmente parlando si intende. ‘Born To Run’ uscì due anni prima la misteriosa scomparsa del Re del Rock, Bruce Spingsteen a sua volta, con questo successo, divenne il nuovo punto di riferimento di molti aspiranti musicisti sostituendo, in via indiretta, proprio Elvis. Ma non come nuovo ed incontrastato sovrano, ma come ‘Boss’.