Primo nuovo appuntamento speciale con la rubrica ‘Parole Schiette’ in cui affronteremo un’analisi molto particolare: tra attualità e storia

Diciamo la verità: con la parola di ieri, quella di ‘equilibrio’, avremmo anche potuto terminare questo primo e particolare reportage. D’altronde, tre parti basterebbero e anche due già risultarono troppe su un argomento così pesante. Ma d’altronde, come abbiamo sempre appurato in questi giorni, è proprio la tematica stessa a condizionarci, facendoci continuare a scrivere su questo argomento. Anche perché e riprendendo dove vi abbiamo lasciato ieri: è sempre bene intuire anche dove l’errore sta prendendo piede e cercare di aggiustare il tiro. Soprattutto in questo periodo storico molto, ma molto confusionario e di transizione, sotto ogni punto di vista.

Il pregiudizio, medesimo, in fondo è un’arma a doppio taglio per chiunque. Non è solo evidente nelle situazioni più eclatanti, ma anche in quelle più piccole; in quelle a cui non facciamo neanche caso. Tutt’altra cosa è quella di cercare di nascondere o eliminare le proprie e le altrui malefatte, ma anche questo è un altro discorso che verrà sicuramente ripreso più avanti; in un altro speciale o perché no, reportage.

Durante questi quattro lunghe puntate con ‘I pregiudizi’ siamo solamente andati sul leggero. Non abbiamo mai e poi mai veramente sfiorato l’argomento in maniera diretta, nel senso di prenderlo di petto e analizzarlo nella sua essenza. Certo, ci siamo fossilizzati, quasi, sul mondo didattico e sui suoi lati negativi che, in via del tutto generale, potrebbero nascondere delle insidie originate, indirettamente anche, dai pregiudizi.

Ad un certo punto, però, siamo arrivati ad un momento che non poteva più essere rinviato. Siamo giunti nel momento in cui i libri di storia vengono scritti, alle volte, con convinzioni personali e non sempre con convinzioni oggettive: ovvero quelle che servirebbero per tracciare, nella mente di chi studia, un pensiero lontano da ogni possibile pregiudizio, appunto.

Una sorta di detto popolare dice che la storia viene scritta da chi la fa. Morale della favola significa che chiunque abbia vinto una battaglia o comunque un qualsiasi conflitto i fatti riportati devono, necessariamente, passare per buoni. Nel senso di essere veritieri. Ma cosa succede quando gli stessi vengono addirittura messi in discussione?

Bella domanda e la risposta non può essere trascritta qui su due piedi. Neanche se riuscissimo a sviluppare un articolo di oltre mille parole o comunque uno speciale; ecco perché abbiamo pensato ad una serie vera e propria che, nonostante tutto, non basterebbe a soddisfare tutte le domande che magari vi state ponendo. Semmai, queste quattro parti sono, essenzialmente, servite, solamente, ad un’introduzione, per due tematiche ancor più rilavanti.

Due esempi storici che tracciano, quasi, un segno indelebile nella lotta contro i pregiudizi svolta, almeno in quest’epoca, in malo modo o comunque in maniera fin troppo approssimativa. Due vicende una relativa al passato e l’altra in corso di svolgimento. In entrambi i casi non sono, in tutto e per tutto, da prendere ad esempio neanche per un momento.

Vicende che potrebbero tranquillamente innescare altre due serie di appuntamenti, perché ci sarebbe tanto da dire anche solo su una di essa. Eppure, sarebbe meglio fermarsi e darvi appuntamento a martedì prossimo lasciandovi con un po’ di suspense facendovi scoprire, poi, quale argomento effettivamente abbiamo intenzione di scomodare, perché l’analisi non è finita. È solamente incominciata.

Non solo, durante l’apertura di una delle parti di questo reportage, molto probabilmente tra la prima e la seconda, avremmo anche potuto andare a scomodare uno dei discorsi più famosi dedicato ed in favore alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti d’America. attenzione, però, abbiamo uno dei tanti discorsi, non il discorso per antonomasia che ricordiamo ogni 28 di agosto e che venne pronunciato nell’anno 1963.

Semmai, per coincidenza, è relativo allo stesso anno ma combacia con una delle tante notti tragiche per la comunità afroamericana, quella relativa, dunque, risalente agli anni ’60. Eppure, non è neanche un caso che, sia direttamente, che indirettamente, stiamo facendo riferimento ad un’epoca storica ben precisa e a personaggi storici ben specifici.

Infatti, la prima volta questa che era solamente una semplice serie di pubblicazioni settimanali venne interrotta, proprio per sette giorni, per lasciare spazio, guarda caso, ad un anniversario molto particolare: ovvero quello relativo al doveroso speciale interamente dedicato non tanto alla tragica morte, ma più alla figura di Martin Luther King, per poi permettere, così, il ritorno dell’allora nuova rubrica ‘Parole Schiette – Le inchieste’, per riprendere l’analisi sui pregiudizi.

Nonostante ciò, il discorso in realtà non fu mai davvero interrotto, anzi venne affrontato e portato avanti anche in maniera indiretta grazie allo storico esempio del Premio Nobel per la pace del 1964. Per poi, in seguito ritornare a dove eravamo rimasti, parafrasando lo sfortunato conduttore Enzo Tortora, sempre con la cosiddetta base della società, ovvero la scuola, che, come avete visto fino adesso, è rimasta per diverso tempo al centro della nostra attenzione.

Di certo, fino adesso, sembrerebbe che non abbiamo detto nulla e che forse, proprio come abbiamo anche ipotizzato in una delle parti precedenti, che abbiamo anche tergiversato, che abbiamo girato intorno senza dire nulla di rilevante, rischiando anche di innescare anche una possibile polemica. Invece, non è così.

La verità è che ci stiamo e vi stiamo indirizzando e avvicinando verso qualcosa di ancora più profondo e sottile, dove i confini non sono mai così netti; semmai presentano, nella loro essenza, un’unica sfumatura di colore composto da due: il bianco ed il nero che creano il grigio. Appunto, dove tutto non è così ben definito.

Per il momento chiudiamo così, sperando di esser stati, per quanto riguarda il termine pregiudizio abbastanza esaustivi come inizio. Certo, siamo anche consapevoli del fatto, cari lettori, che magari siete incuriositi nel sapere o nel cercare di scoprire cos’altro abbiamo in serbo non tanto su questa tematica, semmai su questo vasto universo. Anche se in precedenza abbiamo usufruito dell’espressione galassia e che, purtroppo, non è quella ‘lontana, lontana’ della nota saga cinematografica ideata da George Lucas.

Ciò che possiamo solamente dire e che la prossima volta entreremo ancor di più nel merito non solo con esempi e fatti storici, ma anche con opere letterarie e cinematografiche.

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