50 anni fa usciva ‘Born to Run’, il disco che consacrò per la prima volta Bruce Springsteen

Ma il ‘Nuovo Bob Dylan’, in quel lontano 1973, non stava per nulla sfondando. Non stava per nulla attirando l’attenzione del pubblico. Le canzoni che Springsteen fu costretto ad incidere, diciamo così, erano anche pezzi non proprio facilmente passibile tra le singole stazioni radio. Erano comunque tipicamente commerciali, ma, per il sound e il genere musicale proposto, potevano essere anche considerate di nicchia. Il folk, d’altronde, lo è. Non era, però, solamente questo il motivo.

La problematica maggiore era rappresentata anche da brani troppo lunghi per venir diffusi nelle radio. una difficoltà che si presentò a partire dal 5 novembre sempre dello stesso anno, il 1973. Diciamo la verità. Il 1973 doveva essere l’anno magico per il futuro ‘The Boss’. Invece si trasformò in uno dei periodi più infernali della sua vita, nonché della sua stessa carriera.

A non dargli neanche una mano, un supporto non solo morale ma soprattutto economico fu anche la non promozione di questo secondo disco. Infatti, se il primo furono previsti almeno due pubblicazioni in radio, con i brani ‘Blinded By The Light’ e ‘Spirit in the night’. Rispettivamente diffusi tra il 23 febbraio e l’11 maggio del 1973. Dunque, giusto un anno dopo la firma del contratto.

E sempre un anno a quel maggio del 1972, Springsteen incominciò a lavorare a quello che sarebbe diventato il suo secondo disco, dal titolo ‘The Wild, the innocent and the E Street Shuffle. Seconda raccolta di inediti che non venne, come già indicato in precedenza, accompagnato da nessuna diffusione degli stessi singoli.

Ciò, ovviamente non aiutò la causa musicale dello stesso cantante, il quale si ritrovò anche beffato per l’accordo sottoscritto un anno prima. Per la cronaca i tempi di incisione di entrambi i 33 giri furono essenzialmente questi: giugno, luglio, settembre ed ottobre del 1972, per quanto riguarda Greetings from Asbury Park, N.J,; mentre per quanto riguarda ‘The Wild, the innocent and the E Street Shuffle, i tempi di incisione furono: tra il maggio ed il settembre del 1973.

Eppure, come si sostiene sempre, anche nei momenti più negativi c’è sempre qualcosa di positivo. Nel caso suo non era comunque come vedere il bicchiere mezzo pieno, perché difatti la sua esperienza con Mike Apple, confermata anche nella sua autobiografia del 2016, si rivelò totalmente fallimentare.

Il lato positivo, però, venne rappresentato da un giornalista che lo vide esibirsi una sera, con tanto di recensione positiva. Proprio su questo punto dobbiamo ulteriormente fermarci e andare con calma e con ordine, precisando, comunque, che in quel periodo la maggior parte della critica era favorevole a quel tipo di musica.

Infatti, venne accostato, appunto, a Bob Dylan, ad Elvis Presley e a tutti quegli artisti che fecero grande la Motown ma solo uno ci vide qualcos’altro. solo una persona vide oltre all’apparenza di quei primi e rudimentali dischi di un ragazzotto dello Stato del New Jersey, che portava con sé tanti sogni nel suo cuore e nella chitarra che portava in ogni luogo dove si poteva suonare.

Il suo nome? Oggi, è conosciuto come uno dei dirigenti di azienda più affermati degli Stati Uniti d’America. un tempo, però, il suo nome veniva usato per apporre la firma ai suoi stessi articoli. Quelli pubblicati sulla leggendaria rivista Rolling Stones. Fino agli anni ’70 aveva seguito, guarda caso, tutti i pezzi grossi della Motown, tra cui gente come Aretha Franklin e James Brown.

Una sera in particolare viene folgorato sulla via di Damasco. Scusateci se abbiamo usato in modo improprio questo detto, ma è l’unico modo per dar valore a ciò che accadde una cinquantina di anni fa. La folgorazione gli venne proprio con Bruce Springsteen. Ascoltandolo disse questa frase: ho visto il futuro del rock’n’roll.

Una frase, una convinzione che venne anche trascritta in uno dei suoi articoli. Bruce venne informato di questa visione, di questa convinzione esternata da quella che un tempo era semplicemente, si fa per dire, un giornalista o meglio un critico musicale. È vero, cari lettori, non abbiamo ancora svelato il nome di questo lungimirante esperto musicale: Jon Landau, il quale, più avanti, divenne anche il secondo manager dello stesso Springsteen.

Prima di giungere a questa parte della storia, non abbiamo ancora specificato nulla di quel secondo disco che comprendeva due brani in meno rispetto al primo, quindi sette, di cui alcune erano addirittura, come già specificato in precedenza, troppo lunghe per essere diffuse nelle radio.

La tracklist era costituita da: The E Street Shuffle; 4th of July, Asbury Park – Sandy; Kitty’s back; Wild Billy’s Circus Story; Incident on 57th street; Rosalita (Come out tonight); New York Serenade. Entrambi i dischi, però, non entrarono neanche in classifica. Fu solo un paio di anni dopo che il miracolo si concretizzò.

Springsteen, dalla vendita dei due dischi di esordio, non riuscì ad incassare molto. d’altronde il contratto stipulato nel maggio del 1972 non prevedeva nessun controllo sulle sue pubblicazioni. Quindi, tutto il ricavato o almeno quello che arrivava spettava, in primis e direttamente, a Mike Apple e alla sua società. Era l’anno 1974, l’anno prima della svolta epocale di cui, ad inizio reportage, abbiamo accennato. Jon Landau e Springsteen stavano diventando sempre più amici e il primo si stava gettando nel mondo della produzione musicale.

Mentre per quanto riguarda il secondo aveva bisogno di un faccia a faccia con il suo manager storico. L’incontro ci fu e non andò bene. lo stesso Boss della musica mondiale, nella sua autobiografia, ha fatto menzione ad una frase, ad una parola relativa ai possibili guadagni che a lui non piacque per nulla e fu così che il sodalizio terminò, nonostante il terzo album vide sempre lo stesso il nome di Mike Apple. La casa discografica era sempre Columbia Records, ma con l’aggiunta di Jon Landau.

E pensare che, in quel lontano 1974, Bruce Springsteen aveva solamente scritto, proprio per il futuro terzo disco, una sola canzone…

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