Presentato lo scorso luglio, il libro della giornalista di Radio Crc racconta la cavalcata vincente dei ragazzi di Antonio Conte

Dopodomani riprenderà il campionato di serie A, con la stagione 2025/2026. Una stagione che ci porterà accompagnerà verso la Coppa del Mondo di Calcio, organizzata tra Stati Uniti, Messico e Canada; con la speranza che gli azzurri possano, finalmente, tornare, se non proprio a contendere il trofeo con le grandi nazionali, ma almeno per dire: siamo presenti anche noi, indipendentemente da quello che sarà il risultato finale.

Una piccola premessa, questa, doverosa e non solo foriera di speranza ma, allo stesso tempo, utile per poter entrare nel vivo di un tema, particolare, e che affonda le radici in più di una nostra rubrica: quella delle interviste, ‘Raccontiamo un Libro’ e ‘Storie Sportive’.

Un appuntamento, questo, che segna, dopo tanto tempo, il ritorno, ulteriore, delle interviste scritte a FreeTopix Magazine, prima che la trasmissione Free Podcast Variety prendesse il sopravvento con quelle audio e video.

Un collegamento apparentemente illogico, ma che in verità ci riporta verso un’altra sfumatura di azzurro; più chiaro e simile al cielo ed al mare. Un azzurro che sta facendo rendere orgogliosi i propri tifosi. Appartiene ad una squadra di calcio che ha avuto la fortuna di ingaggiare, quarantuno anni fa, il giocatore più forte della storia del calcio, Diego Armando Maradona.

Dopo la sua era, durata dal 1984 fino al 1991, e che portò due titoli nazionali, tra il 1987 ed il 1990, ed una Coppa Uefa, nel 1989, si pensava che il club nato il 1° agosto del 1926, non sarebbe mai più riuscito in quel duplice, anzi triplice exploit storico, se si considera anche la vecchia versione del trofeo europeo. Dopo trentatré anni, la magia fortunatamente torna a ripetersi grazie a Luciano Spalletti, due anni fa.

L’allenatore toscano riporta il tricolore sotto il Vesuvio per poi lasciare la panchina azzurra a causa di dissapori con il Presidente De Laurentiis. La stagione successiva, dunque, per il Napoli si presenta tribolata, per non dire fallimentare, con diversi allenatori che si avvicendano in panchina e, conseguentemente, i tifosi vedono sfumare, forse, la possibilità di uno storico bis, che avrebbe portato, cronologicamente, al quarto titolo nazionale.

Eppure, il trionfo numero 4 è solamente rinviato di un anno. Sulla panchina arriva colui che non si potesse mai e poi mai immaginare: Antonio Conte ed è in questo momento, quasi contemporaneamente, che alla giornalista radiofonica, Radio Crc, Silvia De Martino gli viene l’idea di scrivere non un libro, ma un diario.

Si, proprio così: una vera e propria serie di appunti in cui vengono segnati o trascritti, dopo ogni turno di campionato e che riguardano le sue impressioni e, perché no, anche le sue speranze per quella che è stata la stagione di un altro pezzo di storia del club che fu di Maradona, quello del quarto scudetto. Ed è così che è nato: Diario di uno sogno azzurro, edito da Edizioni Mea. Un piccolo volume che ha il merito di miscelare la cronaca sportiva, con la narrativa a forma di diario, appunto. E noi abbiamo avuto il piacere di intervistarla e lei si è lasciata un po’ bombardare dalle nostre domande, partendo proprio dal mix che questa sua opera riesce a fondere con semplicità: la cronaca sportiva e la struttura narrativa di un piccolo romanzo.

Diciamo che era un po’ questa la volontà: metterci dentro l’aspetto che a me piace di più del calcio. Anche perché io l’ho detto spesso durante le presentazioni del libro, mi rappresenta molto mostrando il mio modo di vivere il calcio. Da una parte lo studio, attraverso la tattica, l’analisi della partita e dall’altra c’è quello che muove realmente il motore della mia passione legata non solo a questo al calcio ma in generale, secondo me, di tutto lo sport, le emozioni; anche il lato associativo dello sport e spero che si evinca dal libro questo aspetto. Cioè ciò che mi è piaciuto raccontare, che ha preso forma nello scorrere delle pagine, è stato proprio questo senso di emozione collettiva, che noi a Napoli sentiamo molto forte, legato alla squadra. Per esempio, il fatto che il Napoli vince siamo felici, il Napoli perde il lunedì siamo tutti quanti un po’ più tristi“.

Però proprio questo senso di comunione che si percepisce guardandosi negli occhi o l’abbraccio con gli sconosciuti in curva. Tutte emozioni che sono collettive e, se condivise, raggiungono anche un livello successivo in un mondo molto individualista. In realtà nello sport e soprattutto qui a Napoli questo tipo di legame con il calcio ci rende tutti più vicini. Ho seguito da vicino, professionalmente, la parata del bus scoperto il lunedì, dopo la vittoria dello scudetto e c’erano tante persone. E’ stato impressionante stare immersa nella folla per ore e vedere tanta gente tutta lì, con l’unico obiettivo era quello di festeggiare, divertirsi e di farlo insieme pur non conoscendosi. Questa è una grande forza che passa inosservata e che ho provato a racchiudere nel libro. Perché me senza emozioni non si va da nessuna parte, come nella vita anche nello sport. Se si sta fermi novanta minuti a vedere una partita di calcio è perché si muove qualcosa dentro, poi se si vince o si perde è un’altra cosa, però il concetto è quello: non so se mi spiego”.

E noi confermiamo che ha spiegato molto bene il concetto e noi, come soliti fare, la lasciamo parlare all’autrice di questo piccolo e prezioso libro che racconta, nella sua essenza, una particolare storia sportiva; una particolare storia del mondo del calcio:

Ma lo sport è basato sui valori, è portatore di valori anche tra i giovani; soprattutto nello sport di squadra. Gioco a pallavolo ed è sempre uno sport di squadra. Per me lo sport è fatto veramente di valori, anche se poi si perdono nel calcio moderno e un po’ si perde anche quel senso romantico che ci porta a parlarne come stiamo facendo noi adesso, a causa di interessi economici e perché. Però a monte non bisogna mai dimenticare ciò che lo stesso sport trasmette; ovvero sempre dei valori e delle emozioni e noi di base non dobbiamo dimenticarlo, perché ma nel cuore e nella tradizione di chi è appassionato non muoiono mai queste cose qui”…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *