Primo nuovo appuntamento speciale con la rubrica ‘Parole Schiette’ in cui affronteremo un’analisi molto particolare: tra attualità e storia

Una violenza che va, prima di tutto, conosciuta, compresa nella sua essenza, e una volta fatta questa operazione non censurarla ma tenerla sempre bene a mente e tenersi pronti per contrastarla sempre, senza alcuna esitazione. Ma andiamo con ordine cercando di indicarvi, il più possibile, qualche esempio, oltre che lampante, ma anche emblematico del pregiudizio in sé.

Si potrebbe partire con un esempio nel quale, tutti quanti noi, durante l’ età della dell’adolescenza ci siamo ritrovati, ovvero della nostra esperienza a scuola. Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase: se non studiate nella vita andrete a fare gli operai o a zappare la terra.

Ora, al di là del tentativo, seppur maldestro, di convincerci a studiare a quei nostri professori che ce lo dicevano ci verrebbe da chiedergli ma gli operai e chi andava a lavorare la terra per guadagnarsi il pane, in sostanza, cosa gli avevano fatto di male? A parte la nostra ironia, è evidente che in queste parole, anche se del tutto involontarie, alla base sussiste un pregiudizio.

Un pregiudizio che nasce da una contraddizione pura e semplice: se la scuola prepara i giovani al mondo del lavoro, soprattutto onesto, perché bollare come negativi dei lavori utili, nella loro essenza, alla società? Con gli operai si costruiscono le case, si ripuliscono le strade e tante altre cose. Con chi ‘va a zappare la terra’ bisogna ringraziarlo perché senza di lui non potremmo godere dei frutti che mangiamo a tavola e così via.

Di certo, più che un vero pregiudizio ci potrebbe essere alla base una sorta di maleducazione di chi ricopre quel ruolo, non tanto semplice e nemmeno da sottovalutare, nel pronunciare quella frase. Ma in questo caso da parte nostra potrebbe scattare il pregiudizio verso di lui senza saperlo. Perché, in fondo, nel tentativo di contrastare i pregiudizi in generale non bisogna mai partire in quarta a priori: bisogna anche contestualizzare le situazioni evitando, così, di creare ulteriori pregiudizi che tendono a contrastarne altri.

Purtroppo, il più delle volte ci capita, effettivamente, di rispondere anche in maniera troppo istintiva alimentando, senza volerlo s’intende, ulteriori pregiudizi. Tornando all’esempio di cui sopra, alcune persone che usavano tali espressioni in passato, forse qualcuno le esterna ancora, nella maggior parte dei casi dimostrava più una mancanza di tatto e di rispetto, più che dei veri pregiudizi.

Si, è vero: dietro a quelle parole, comunque, si potrebbe lo stesso celare una sorta di superiorità professionale rispetto a chi fa quel tipo di lavoro. Come è anche assodato, purtroppo, che anche nella scelta dei medesimi istituti scolastici potrebbe innescare dei pregiudizi.

C’è però da premettere, fin da subito, che questi sono solamente esempi e non sembra le scelte che facciamo o che magari veniamo spinti a fare sono il frutto, aprioristico, di un pregiudizio alla base. Prima di addentrarci nel discorso della selezione degli istituti didattici, è chiaro che in merito a quelle parole, seppure ironicamente infelici, si tende a fare riferimento a quei tipi di mestieri che per quanto riguarda il loro svolgimento non ci vuole un grande lavoro di concetto alle spalle.

Ma solamente manovale, nonostante tutto, in quest’epoca, proprio per renderli meno faticosi, alcuni mestieri possono venire svolti anche con l’aiuto di alcuni macchinari che, la persona specializzata, deve comunque imparare a conoscere, molto probabilmente anche attraverso le lezioni tra i banchi.

Altra considerazione accennata è quella relativa all’idea che si ha quando eravamo o siamo portati nello scegliere un indirizzo scolastico. Si pensi, per esempio e per antonomasia, al liceo classico. Per molti rappresenta il massimo come preparazione didattica, soprattutto per le materie che offre e che hanno, rispetto alle altre, più rilevanza: italiano, storia, latino e greco.

Nella maggior parte dei casi chi andrebbe a frequentare tale istituto potrebbe solamente ambire, per modo di dire, all’insegnamento e a nessun’altra attività professionale. Altro pregiudizio ci sarebbe anche nei confronti di chi tende a studiare in quello che un tempo si chiamava Istituto Tecnico Commerciale, meglio conosciuto come Ragioneria.

Rispetto al liceo classico, quest’altro indirizzo di studi tenderebbe ad essere più completo e quindi, si presume, più adatto a prepararlo a qualsiasi tipologia di attività lavorativa scelta dallo studente, anche nella continuazione dello stesso percorso di studi.

Eppure, ci sono alcune persone che dopo aver frequentato il Ragioneria, ripetiamo inteso come diploma ‘finito’ per quanto riguarda la sua preparazione completa, tendono a scegliere la facoltà universitaria di Giurisprudenza. Anche in questo caso la stragrande maggioranza è tenuta a credere che il binomio Ragioneria-Giurisprudenza non avrebbe logica, non avrebbe senso e per un semplice motivo.

Data l’importanza del liceo classico e quindi per la sua offerta di materie come il latino, molti termini presenti nei testi di giurisprudenza provengono proprio dalla cosiddetta lingua morta. Certo, qualcuno alimenterà questa convinzione con il dettaglio che anche nel ‘classico’ si studia diritto.

La materia giuridica, però, la si apprende anche nell’Istituto Tecnico Commerciale e rispetto alle materie del liceo classico, al Ragioneria, vi sono materie che presentano un linguaggio più tecnico simile a quello giuridico. Ovviamente, queste sono solamente sottigliezze, piccolezze che neanche determinano il vero pregiudizio nella sua essenza.

Nonostante ciò, alle volte e in merito al percorso di studi, si danno per scontato troppi elementi che connessi fra di loro non permetterebbero una possibile variazione ritenuta, nella maggior parte dei casi, illogica, anche se potrebbe rappresentare il contrario.

Nel senso che studiare materie commerciali per poi buttarsi a capofitto nelle materie giuridiche non sarebbe, paradossalmente, la stessa cosa rispetto se studiare l’offerta didattica del liceo classico, ritenuto percorso di studi umanistico, per poi scegliere giurisprudenza, percorso di materie cosiddetto scientifico. C’è di fatto, anche in questo caso una sorta di illogicità.

Lo sappiamo, cari lettori, sembra che stiamo divagando, sembra che stiamo tergiversando prima di giungere al punto focale, al punto che tutti voi state attendendo, aspettando, e, di sicuro vi state anche chiedendo: dove vogliono andare a parare?

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