Primo nuovo appuntamento speciale con la rubrica ‘Parole Schiette’ in cui affronteremo un’analisi molto particolare: tra attualità e storia
Era il 9 marzo del 2023 quando pubblicammo questa serie di appuntamenti settimanali per la rubrica ‘Parole Schiette’, con tanto di sottotitolo ‘Le inchieste’. Un’ulteriore precisazione per far intuire l’indirizzo che questo spazio del giornale avrebbe imboccato. In totale furono sei articoli, ovviamente tutti collegati fra di loro e che, quella prima serie, doveva rappresentare solamente una sorta di incipit per un discorso o, comunque, per un’analisi più grande.
A distanza di un biennio esatto e qualche mese riprendiamo tale discorso proponendovi, quasi nella sua totalità, ciò che vi avevamo proposto tra il 9 di marzo, appunto, e il 18 aprile di quello stesso anno e in sottoforma di speciale, con lo scopo di non lasciare morire nel silenzio un argomento a cui ci sta tanto a cuore e che rappresentano l’elemento cardine di FreeTopix Magazine, l’equilibrio.
Iniziava in questo modo: Un’inchiesta, in fondo, che cosa è? Non è un’indagine straordinaria di carattere transitorio, ordinata dall’autorità competente a un organo appositamente creato o designato per ottenere una serie di informazioni? E a sua volta indagine cosa significa? Attività sistemica volta ad appurare la verità a fatti determinati. Partiamo così, con questi due quesiti con cui apriamo, ufficialmente, questa nuova serie di appuntamenti di ‘Parole Schiette – Le inchieste’, per quello che è, nei fatti e come ricordato prima, un primo appuntamento speciale su un determinato tema o argomento in particolare.
È vero, dicevamo, abbiamo usato il vocabolo ‘verità’ e perdonateci la quasi ripetizione in quello che sembra un gioco di parole. Un termine che dice tutto, un termine scomodo per molti o comodo per gli stessi che lo utilizzano a loro piacimento per cavalcare l’onda del momento su un determinato fatto; per non dire una determinata disgrazia. Succede spesso, in questa epoca.
Tutti cavalcano l’evento quando fa comodo, poi quando finisce l’effetto, quando si esaurisce il momento perché se ne è parlato troppo, quasi fino alla noia, allora ecco che si cambia tematica. Si cambia obiettivo, si sposta l’attenzione per catalizzare tutto su un’altra questione, non importa quanto possa essere rilevante o meno.
Sia chiaro, qui non si fa una questione di cosa sia meno importante o cosa lo sia di più. Non solo non sarebbe etico, ma non sarebbe giusto neanche nei vostri confronti, cari lettori. Ogni tematica ha la sua rilevanza. Ogni problema sociale ha il suo peso nell’intera comunità di cui facciamo parte. Non esiste usare un problema per distrarre l’opinione pubblica da altri.
Ma anche in questo, in fondo, lo sappiamo, che è sempre stato così e sempre sarà così. Allora da dove partire per fare delle inchieste. Quale sarebbe il giusto incipit per attirare l’attenzione? Ecco, questa espressione l’abbiamo usata anche noi. Chi ben comincia è a metà dell’opera si dice e allora, un tentativo, cerchiamo veramente di farlo proponendovi un’altra sorta di spiegazione su un altro vocabolo in generale.
Pregiudizi. Si, partiamo proprio da qui. Con una parola che tutti i santi giorni, senza neanche saperlo, l’applichiamo anche senza rendercene conto. Per pregiudizio s’intende opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti, nell’ambito di un giudizio o comunque nei vari rapporti sociali. Ci sarebbe anche una seconda accezione, ma questa è legata alla terminologia giuridica: danno che può derivare da un atto o da un comportamento.
Qualcuno potrebbe anche a sua volta affermare che entrambe le definizioni non sono così poi lontane tra loro, nonostante una sia più tecnica dell’altra; ed è da qui che partiremo. La nostra serie d’inchieste parte da qui, da questa parola, da questo vocabolo che viene visto tanto come una minaccia e che, allo stesso tempo, viene anche usato di comodo per gettare fango e, ulteriormente, alimentare altri pregiudizi alle volte non proprio in maniera involontaria.
La tematica è talmente vasta che non sarà facile affrontarla nel giusto modo, rischiando di scadere, anche da parte nostra e per non dire d’incorrere, nell’errore di avere idee o posizioni preconcette. Non un argomento facile, dunque; un argomento, però, ampio e che dovrete avere la pazienza di seguire in queste settimane. Senza nulla togliere anche alle altre problematiche che attanagliano la nostra società e il mondo intero. Una tematica che, come vedrete, sia direttamente che indirettamente avrà tanti collegamenti.
In questo primo speciale, comunque ci teniamo a precisare un punto fondamentale: partendo sempre dal presupposto, sempre dichiarato che non prenderemo mai e poi mai posizione da una parte e dall’altra, potrebbe accadere, anche che, anche noi, durante tutti questi appuntamenti, ci accorgiamo di avere dei pregiudizi non ci tireremo indietro nell’ammettere di averne, perché nessuno è veramente immune: soprattutto coloro che danno la caccia nei confronti di quelli che li ostentano anche senza vergogna, purtroppo.
Ma in fondo che cosa s’intende per pregiudizio? Quale è il vero significato di questa parola che negli ultimi tempi sta dividendo le coscienze di ognuno di noi, molto di più che in passato? Direte voi: ancora domande. Purtroppo, si. Per ottenere solo alcune delle risposte che riusciamo ad avere, sperando che siano esaustive, bisogna prima effettuare un’infinità di domande, di quesiti e con la speranza che siano poste nel modo giusto.
Partendo dal presupposto che questo vocabolo trae origine dalla lingua latina ‘praeudicium’, con esso si fa riferimento, senza alcuna mezza misura, ad una sentenza anticipata o, ancora, valutazione preventiva ad una conoscenza diretta. Certo, questo dal punto di vista etimologico. Ma dal punto di vista storico?
No, non crediamo che bisogna andare molto lontano negli anni o per non dire nei secoli per capire come nasce o come sia nato un pregiudizio. Basta osservare la società di oggi e di come tutti noi, nel nostro piccolo, siamo contagiati da questo apparente ed invincibile virus. Si, chiamiamolo così. Un virus che ha provocato una pandemia peggiore del coronavirus o di quella vista nella serie televisiva The Last Of Us.
A parte con le metafore televisive, il discorso è ben più serio perché stiamo parlando della realtà. Da sempre l’uomo ha cercato di combattere questo suo lato sgradevole, per non dire disumano. Considerare il suo prossimo inferiore per questo o per quest’altro motivo è stato, è, e sarà l’anticamera di una violenza particolare. Una violenza che non va combattuta con i pugni, ma in un altro modo…