Diretto da Ridley Scott, il film ha lanciato in maniera definitiva la carriera di Russel Crowe
Al nostro segnale scatenatevi a leggere… si, scusateci cari lettori; per questo inizio di speciale ci siamo lasciati prendere la mano. Anzi, per essere precisi: ci siamo lasciati prendere dal citazionismo incontrollato e sarebbe stato strano, anormale e totalmente freddo, il nostro approccio, se non avessimo tentato, molto alla buona, di aprire proprio con l’iconica frase del personaggio principale di un film che ha fatto epoca. Una frase, in particolare, che si è trasformata, fin da subito, in un tormentone e in un modo di dire nel linguaggio comune.
Una massima, insomma, pronunciata dal Generale della Legione Felix dell’esercito dell’Impero Romano Massimo Decimo Meridio, il cui volto è quello dell’ormai iconico e leggendario di Russel Crowe, magistralmente doppiato dal nostro Luca Ward. Stiamo parlando dell’immenso ed irripetibile capolavoro de ‘Il Gladiatore’, che proprio all’inizio di questa estate ha toccato quota venticinque anni dall’uscita al cinema.
Il nuovo millennio era incominciato da soli 5 mesi e tutti i film che stavano uscendo in quel periodo erano ancor intrisi della creatività e prospettiva del Novecento e all’11 settembre 2001 mancava solamente un anno e qualche mese. Diretto dal regista Ridley Scott, Il Gladiatore uscì nelle sale di tutto il mondo in tre diverse date: dopo l’anteprima per la stampa, la pellicola uscì il 5 maggio negli Stati Uniti d’America; il 12 maggio nel Regno Unito e il 19 maggio in Italia.
Un film che rilanciò, in maniera sorprendente, il genere cosiddetto peplum, anche se solo per qualche anno, e, allo stesso tempo, lanciò o quantomeno consacrò in via del tutto definitiva la promettente carriera di Russel Crowe, attore della Nuova Zelanda, che fino a quel momento si era fatto notare già in qualche opera cinematografica molto interessanti in precedenza. Film come: ‘Pronti a morire’, l’acclamato ‘L.A. Confidential’ e ‘Insider – Dietro la verità’. Ma adesso, come sempre, mettetevi comodi perché andremo con ordine.
Il punto esatto dal quale far partire questa celebrazione e analisi lo abbiamo chiaro nella nostra testa e non può essere altrimenti. Partiamo proprio da quella strana parola: peplum. Nel cinema del Novecento, ed esattamente, tra gli anni ’50 e ’60 era un genere molto in voga.
I due decenni indicati, però, sono solamente l’ultima parte del periodo di massimo splendore di questo sottogenere cinematografico. Infatti, il peplum incominciò ad affacciarsi sul grande schermo intorno agli anni ’10 sempre del 1900, per poi avere un suo sviluppo intorno agli anni ’40 e poi l’esplosione nei venti anni già menzionati.
Dagli anni ’70 in poi le storie in costume, le quali comprendevano sia il genere d’azione e sia quello fantastico, entrambi ambientati in contesti sia biblici che nel periodo della civiltà greca antica e, appunto, quella romana, furono abbandonate del tutto.
La storia del cinema, a quel punto, pare che avesse preso totalmente un’altra direzione: i film drammatici, i polizieschi, quelli di avventura, per non parlare del primo cinecomic della storia del cinema e la consacrazione del genere fantasy rappresentarono una mera chiusura per il possibile ritorno del sottogenere conosciuto anche con l’espressione ‘spada e sandalo’.
Eppure, il regista americano Ridley Scott ci voleva provare a tutti i costi a riportare quel genere di spettacolo in auge sul grande schermo, affidandosi ad un interessane e promettente autore di storie di cinema italo-americano, David Franzoni. Quest’ultimo, che era a contratto con la Dreamworks, scrisse una prima parte della bozza del copione, basandosi su un romanzo scritto da Daniel P. Mannix, dal titolo ‘Those About to die’.
Il regista di Blade Runner, prima di far andare avanti lo stesso Franzoni nella stesura della sceneggiatura, lesse la prima parte, decidendo di rendere ancor più drammatica la storia, per dar più motivazione al personaggio principale, proprio al General Massimo Decimo Meridio.
Come detto, però, nonostante Scott fosse attirato da tale ambientazione, a completare la sceneggiatura non fu proprio lo stesso Franzoni, ma bensì John Logan, ma su questo particolare ci torneremo più avanti con altri dettagli relativi sull’origine di questo film.
In sostanza ci sarebbe poco da riportare, in quanto trama. Molto semplicemente ad un generale dell’esercito romano gli viene affidato il compito di Governare Roma da parte dello stesso Imperatore, quando quest’ultimo non ci sarà più. L’idea non va a genio al figlio il quale, sentendosi tradito dal proprio genitore, lo uccide. Ma non si ferma qui.
Prima fa sterminare la famiglia del generale per poi uccidere anche quest’ultimo. Massimo Decimo Meridio, però, riesce a salvarsi e nel tentativo di evitare che i propri cari vengono ammazzati, tenta di raggiungerli. Una volta trovata la propria casa distrutta e dopo aver scoperto che i suoi cari stati uccisi selvaggiamente, sviene dal dolore e viene catturato come schiavo per essere trasformato in un gladiatore.
Infatti, il nuovo Imperatore, il figlio di Marco Aurelio, Commodo, aveva sancito l’organizzazione di 150 giorni di giochi per intrattenere il popolo di Roma. L’ex Generale dell’esercito romano, consapevole dove fosse finito, intuisce che per sopravvivere deve continuare combattere nelle piccole arene dove la gente si divertiva a vedere gli scontri fra schiavi. Tutto ciò lo porterà ed esibirsi, diciamo così, nel Colosseo, davanti all’Imperatore in persona; in modo da ottenere la sua vendetta ‘in questa o in un’altra vita’.
Riportata così, la trama, sappiamo che molto probabilmente non gli abbiamo dato neanche il giusto valore, a parte citare un paio di battute memorabili del film, delle quali una fu inserita in chiave di doppiaggio e anche questo dettaglio ve lo faremo scoprire più avanti.
Sì, perché su questo primo vero e, forse, unico grande ed intoccabile capolavoro del cinema del nuovo millennio, ci sarebbe non tante, ma tantissime cose da dire e da ricordare. A partire proprio dalle dichiarazioni rilasciate, all’epoca dell’uscita del film proprio dall’attore neozelandese: Mi hanno detto: “È un film da 100 milioni di dollari. Sei diretto da Ridley Scott, sei un generale romano. Sono sempre stato un grande fan di Ridley”
Ecco, con queste parole abbiamo capito per Russel Crowe accettò in gran volata la parte che gli avrebbe assicurato gloria, fama e ricchezza eterna tra i posteri in ambito cinematografico, ma non perché venne scelto, visto che ‘quello che facciamo oggi riecheggerà in eterno’…