Otto canzoni che componevano il loro secondo album, tra cui ‘Shout’

Durante la prima parte di ieri avevamo affermato che la data del 28 febbraio del 1985 non doveva essere l’unica a venir considerata come mero punto di riferimento. Anche il 19 novembre del 1984, dunque tre mesi prima, è da tener presente; come anche il 6 agosto dello stesso anno. Queste date indicano, soprattutto le prime due, i giorni ufficiali in cui ‘Songs from the big chair’ venne anticipato non solo dal brano condiviso della prima parte di ieri, ma anche da ‘Mothers Talk’, sulla quale ci soffermeremo più avanti, ponendo l’accento su quanti brani furono estratti per essere diffusi nelle radio ebbe il secondo disco dei Tears For Fears.

Dopo le prime due canzoni di ieri è chiaro che in questa seconda parte dovremmo proseguire con le altre sei, anche se, come precisato sempre ieri, tutto a tempo debito. Infatti, la nostra attenzione cade su un dettaglio non menzionato neanche nella prima parte. Un elemento connesso al titolo. Se ci avete fatto caso, cari lettori, nel trascrivere la tracklist si potrebbe dire che manca un titolo ben preciso. E ogni album che si rispetti, solitamente, contiene sempre il brano che presta il titolo al disco.

Infatti, questa seconda raccolta di inediti dei Tears For Fears, non presenta proprio la traccia che dovrebbe essere quella principale, quella che, forse, traina tutto il lavoro o che giustifica soprattutto il titolo. In effetti, sembrerebbe che tutte le otto canzoni non facessero parte di questo disco per il semplice motivo che la traccia principale manchi del tutto. Perché?

Con ciò non significa che i due componenti del gruppo avrebbero scelto così a caso un titolo e in modo anche del tutto illogico. Tutto risalirebbe a nove anni prima, quando nella televisione inglese andò in un’onda un film dal titolo ‘Sybil’, incentrato su una donna affetta da personalità multipla. La stessa però, da questo suo stato, si sente protetta quando si accomoda sulla poltrona o sedia della psicologa. Da qui deriva il titolo, che vi riportiamo in italiano, ‘la grande sedia’. Ecco svelato l’arcano, come si suol dire.

Certo, rimane il mistero del perché, successivamente, non è stata poi inserita nella tracklist una volta scelto il titolo. Nonostante quello che si potrebbe pensare, le cose non sono andate proprio in questo modo. ‘Songs from the big chair’ non venne scartata nell’immediato, al contrario.

Una traccia ufficiale di pubblicazione esiste ed è datata 19 novembre del 1984. Proprio così, lo stesso giorno di pubblicazione, come singolo, di Shout. Solo che, in quell’occasione, il brano che avrebbe prestato il titolo al disco che sarebbe uscito nel febbraio dell’anno successivo, fu inserito nel lato B del 45 giri uscito nel penultimo mese del 1984.

Eppure, il destino, quando vuole, ci mette sempre del suo: perché la canzone in questione, durante le singole ristampe che verranno pubblicate nel corso degli anni successivi sarà sempre compresa. A questo punto, se da un lato siamo riusciti a scoprire, insieme a voi, le origini del disco e de suo titolo, brancoliamo nel buio per quanto riguarda il motivo della sua esclusione nel 33 giri originale?  Forse non si voleva un secondo disco con nove tracce? O forse, motivo ancor più plausibile, rispetto a tutte le altre che ‘Songs from in the big chair’, come singolo, semplicemente non aveva convinto gli stessi Tears For Fears e i loro produttori. Sembra una beffa, vero?

Nonostante questo particolare non proprio di poco conto, il disco rappresentò, in tutto e per tutto, il miglior successo commerciale della band e ponendosi rispetto al primo long play, dal titolo ‘The Hurting’, più maturo ed introspettivo; con una chiara e forte maturazione anche nelle singole costruzioni musicali.

Sempre a differenza del primo disco, con queste nuove otto canzoni i Tears For Fears, si sono indirizzati di più verso la forma classica della canzone, proponendo un progetto ben più completo ed eterogeneo, visto il numero di generi musicali rappresentati in esso e che si potrebbe suddividere, addirittura, in tre parti.

Per esempio, tra i brani ritmati, allegri ed orecchiabili possiamo annoverare: la stessa Shout e poi a seguire ‘Everybody wants to rule the world’ e Mothers Talk’, che incontreremo più avanti nel proseguo di questa nostra analisi. A contrapposizioni dei brani più veloci, diciamo così, sussistono sempre quelli cosiddetti ‘lenti’.

Lenti grazie ai tasti del pianoforte che si può sentire in ‘I Believe’ e la stessa ‘The Working Hour’ con la quale abbiamo inaugurato questo nostro speciale. per quanto concerne ‘I Believe’, molto non sono a conoscenza del fatto che questo brano è stato dedicato ad una figura musicale ancora tra noi, per fortuna possiamo aggiungere.

Stiamo parlando del batterista, tastierista, percussionista, compositore e cantante inglese Robert Wyatt. Fondatore di una dei gruppi musicali di genere di rock progressivo, i Soft Machine. Il vero motivo per il quale i Tears For Fears dedicarono questa canzone a lui fu a causa, purtroppo, di gravissimo incidente che subì nel lontano 1° giugno del 1973, rimanendo, da allora, paralizzato dalla vita in giù. Una volta ritirato per ovvi motivi, iniziò a trascorrere un percorso esistenziale più tranquillo. Si dedicò, in modo particolare, alla sperimentazione e alla ricerca musicale più da solista che con il gruppo che fondò anni prima, collaborando, comunque, con altri artisti, senza mai dimenticare la promozioni anche di giovani talenti.

 A questo punto mancano altre due canzoni, singoli come ‘Broken’, ‘Head over Heels’ e ‘Listen’. Brani con i quali si ritorna al ritmo dei primi tre singoli citati, con tanto di solennità sul finale. è vero, avremmo dovuto analizzare singolarmente le varie canzoni, ma alle volte determinate analisi quando vengono sviluppate non sempre seguono uno schema prefissato, anche se sussiste un determinato canovaccio in testa.

Fino adesso, comunque, abbiamo condiviso le prime tre canzoni sulle quali avremmo dovuto rivolgere la nostra attenzione, ma va bene così. ci sono determinate occasioni in cui alcuni dischi si scoprono solamente ascoltando solo le canzoni. senza che ci sia bisogno di questo o quel commento, perché a conti fatti la musica è anche soggettiva…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *