Otto canzoni che componevano il loro secondo album, tra cui ‘Shout’

L’abbiamo aperta così, questa seconda settimana del mese di agosto, quella che ci porta verso la giornata di Ferragosto. Inaugurata con un brano di finto genere jazz, con un suono del sassofono intenso e che ci porta verso un quasi perfetto mix di generi che hanno permesso la realizzazione di un disco di cui, proprio quest’anno, si stanno celebrando i suoi quaranta lunghi anni dall’uscita.

Era il 28 febbraio del 1985 quando i Tears For Fears pubblicarono la loro seconda raccolta di inediti, dopo quella d’esordio di due anni prima, nel 1983. ‘The Working Hour’ rappresenta la seconda delle otto tracce contenute in questo 33 giri che, allo stesso tempo, contiene due tracce diventate iconiche di e in quello stesso decennio, definendo anche la storia musicale degli anni ’80. Ma come sempre andiamo con ordine per raccontarvi e analizzare tutto ciò che riguarda ‘Songs from the big chair’.

In italiano il titolo di questo album semplicemente significa: canzoni dalla grande poltrona. Lo ammettiamo, la nostra traduzione non è fondata sul senso della frase, semmai solo ed esclusivamente letterale. Eppure, chi conosce bene quegli anni, chi ha buona memoria oltre a confermare quanto staremo per riportare, si ricorderà anche che la data ricordata non è da intendere come unico punto di riferimento.

Con ciò cosa vogliamo dire? Nel decennio ritenuto magico per antonomasia le uscite musicali non avevano una scadenza breve, anzi di lunghissima durata. Così un disco che era di prossima uscita con tanto di annuncio, con i vari singoli selezionati da diffondere nelle singole radio, i concerti e la promozione, sia prima che dopo, determinavano un buon biennio di attenzioni verso quella raccolta di inediti.

Era la prassi per l’epoca e sappiamo che quelli che non hanno vissuto quel periodo per loro sembrerà parecchio strano, per non dire anche illogico. Erano i tempi della musica di allora e per qualcuno quel modo di fare, di organizzare, di attirare e di proporre non talenti in erba, ma artisti affermati, era il migliore. Dove tutto si gustava e non si consumava in fretta.

D’altronde, la canzone con la quale abbiamo aperto questo duplice appuntamento con ‘La canzone del Lunedì’ insieme a ‘Retrospettiva in musica’ va in quella direzione e sappiamo anche cosa state per dire, cari lettori, perché c’è un dettaglio nuovo in questo speciale e che non si è ripetuto con il primo appuntamento della settimana scorsa per il ventennale del disco di Bruce Springsteen, Devil & Dust.

Quel dettaglio riguarda il brano in apertura che anticipa quello in chiusura di articolo o quantomeno di questa prima parte. D’altronde la nostra attenzione non è focalizzata solo ed esclusivamente su un’unica hit ma su otto e aprire con una di esse l’appuntamento collegato a ‘La canzone del Lunedì’ ci sembrava il modo migliore. Anche perché ‘The Working hour’ presenta l’essenza giusta per dare il via a questa analisi che terrà banco da oggi e che proseguirà per qualche giorno di questa seconda settimana del mese di agosto.

Di certo, però, prima di passare alla classica analisi di ogni singolo pezzo musicale c’è sempre bisogno di farvi scoprire l’intera tracklist, senza, però, farvi capire quale ordine abbiamo deciso di condividere le canzoni all’interno di questo speciale.

E allora, senza perdere ulteriore tempo, andiamo a scoprirle: Shout, la già citata The Working Hour, Everyboy wants to rule the world, Mothers Talk, I Believe, Broken, Head over Heels e Listen. Otto brani, dunque, di cui due sono diventate delle vere e proprie hit mondiali e storiche, che hanno oltrepassato i confini del tempo, trasformandosi in evergreen imprescindibili per chiunque volesse approcciare al mondo della musica.

L’analisi, però, non sarà sempre rivolta solo ed esclusivamente alle singole canzoni, no. Ci occuperemo anche della genesi del disco e che impatto ebbe in ambito culturale negli anni ’80. Si, perché soffermarsi direttamente su quella che è, nei fatti, la seconda traccia tenderebbe a deviare da ciò che è il discorso principale: il disco dal titolo Songs from the big chair.

Consapevoli del fatto che questa volta non siamo stati di parola nello scrivere ‘come sempre andiamo con ordine’, proseguiamo con la prima canzone per spostare l’attenzione sulla nascita del disco. Eppure, proprio con la traccia numero 2 non ci discosteremo di molto dall’analisi in generale.

Difatti, pochi sanno che il titolo della canzone e la canzone medesima sono un mero omaggio ad una band, a noi sconosciuta, che influenzò in qualche modo Roland Orzabal e Curt Smith, i fondatori originali dei Tears For Fears, e che rispettivamente sono chitarrista e bassista. Non a caso tra i tanti generi con i quali si è sempre fatta conoscre la band, bisogno ricordare non solo il new wave ma anche l’indie.

Di fatto i ‘The Working Hour’ erano un gruppo musicale che proponeva quel tipo di musica. Ma a questo punto il secondo disco dei Tears For Fears quanti generi musicali comprende? Ufficialmente sono quattro, ovvero il Synth Pop, la New Wave, il Pop Rock e l’Art Rock. Non basta, però, questo mini-elenco. Noterete come ci sono anche altri generi miscelati sapientemente in questo piccolo gioiello degli anni ’80.

Si pensi al jazz, all’hard rock, addirittura alla musica soul e quella d’ambiente. Non a caso la canzone con la quale chiudiamo questa prima parte si può tranquillamente annoverare in uno dei genere indicati non ufficialmente. Nonostante viene inserita tra la New Wave e la Synth Pop, il leggendario pezzo realizzato da Roland Orzabal supera, di gran lunga, i confini per approdare nel territorio sia dell’hard rock che del pop.

Un brano che uscì come singolo 3 mesi prima la pubblicazione del disco, ossia il 19 novembre del 1984, e che il 3 agosto del 1985, quindi una settimana fa tale ricorrenza ha compiuto quaranta anni esatti, raggiunse persino la vetta della istituzionale classifica della Billboard Hot 100 rimanendo ben salda per tre settimane, senza sapere che nessuno poteva immaginare che sarebbe diventata una canzone leggendaria.

Un brano che ancora oggi non abbiamo dimenticato e con il quale apriamo anche il lunedì della settimana di Ferragosto, ovvero Shout…

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