La storia di un mito del cinema con un destino avverso
A questo punto in che modo possiamo chiudere questo reportage interamente dedicato a lui? Ci abbiamo pensato più volte e neanche adesso, che stiamo per sviluppare, questa ultima parte abbiamo le idee chiare? Benissimo, direte voi cari lettori. In fondo, non si sa neanche per quale motivo, di lui ci siamo occupati solo ed esclusivamente nel periodo natalizio, grazie a quel suo film cult targato anni ’80. Poi, in questi quasi lunghi cinque anni, non abbiamo mai e poi mai parlato di lui e lo ammettiamo: adesso ci siamo pentiti e anche un bel po’, visto sviluppo della situazione che è emersa nelle settimane scorse.
Come precisato in precedenza attendevamo il momento giusto, aspettavamo un film da ricordare e da celebrare, aspettavamo anche il suo compleanno. Alla fine, è arrivato e neanche in quel momento ci siamo sentiti di scrivere di lui. Ora che le sue condizioni stanno peggiorando, forse appare giusto, adesso come adesso, tentare un’analisi più approfondita, che va oltre quel ruolo tanto iconico con il quale ha conquistato il mondo intero.
Si, perché viene spontaneo chiederselo: oltre a John McClane quale altro ruolo è stato, quale altro personaggio si è incarnato nella memoria collettiva? Di certo ci viene in mente solo ed esclusivamente il poliziotto di origine irlandese. Però si potrebbe mai dimenticare lo psicologo de ‘Il Sesto senso’? Il kyller il ‘Slevin – Patto criminale’? Il John Hartigan di ‘Sin City’?
E ancora i tre uomini di legge che ci ha mostrato in ‘L’ultimo Boyscout – Missione Sopravvivere’, in ‘Impatto Imminente’ e ‘Solo 2 Ore’, diretto sapientemente da Richard Donner. Ecco, soprattutto su questi ultimi tre dovremmo soffermarci, anche se rimaniamo sempre nello stesso genere action, e per un semplice motivo. Infatti, il Joseph Hallenback, de l’ultimo Boyscout, il Tom Hardy di Impatto imminente e il Jack Mosley di ‘Solo 2 ore’ hanno qualcosa in comune.
Sono persone schiacciate dalla vita, sia per un motivo che per un altro; persone che cercano il loro riscatto personale anche quando tutto sembra andare contro di loro e, soprattutto, anche quando in alcune situazioni sono stati stessi loro a cercarsele, il riferimento, in questo caso è il film di Donner del 2006. Difficile stabilire chi sia il migliore di quelli che Bruce Willis ci ha mostrato come miglior sfaccettatura del personaggio di John McClane perché in fondo a questo si riduce. Un metro di paragone scontato ma doveroso perché tutto è partito da quel lontano 1988, in una particolare Vigilia di Natale non proprio vissuta davanti al camino con il tacchino, citando sempre il personaggio.
Di certo si potrebbe anche sostenere che anche il Dottor Malcom Crowe, coprotagonista insieme all’epoca giovanissimo Haley Joel Osment, de ‘Il sesto senso’ sia da considerare come secondo punto di riferimento, come secondo metro di giudizio dei suoi personaggi mostrati a partire dopo il 1999, l’anno del film indicato.
Con ‘Il Sesto Senso’, per la carriera dell’attore, ha rappresentato un cambio di passo fondamentale, cimentandosi in ruolo che non si pensava poter reggere e riuscendo, così, a sdoganarsi dalla nomea di interprete di opere cinematografiche di genere action. ciò vogliamo sostenere anche un’altra nostra convinzione, che forse farà storcere il naso un po’ a qualcuno.
Tranquilli, nessuna volontà di far esplodere delle polemiche, anche perché sappiamo che in fin dei conti sarete d’accordo anche voi. Nell’interpretare Malcom Crowe, Bruce Willis rispetto agli suoi due colleghi di film action, Stallone Schwarzenegger, mostrò una maggiore completezza recitativa. Anzi, possiamo anche dire che fu la sua più intensa di tutta la sua lunga carriera che solo quest’anno è arrivata ai 45 anni di celebrazione. Anche se ormai sappiamo che il suo percorso professionale si è fermato nel 2022.
Ciò che è emerso nelle settimane scorse, oltre al fatto che Bruce non riesce a muoversi e né a parlare è, nei fatti, solo una parte di quello che ancora non abbiamo riportato in questo lungo speciale. Purtroppo, a quanto pare, in base ad alcune di dichiarazioni della figlia, non sarebbe neanche più in grado di ricordarsi di esser stato un attore.
Questo particolare, molto probabilmente, rende ancor di più il senso della drammaticità che sta vivendo lui con tutta la sua famiglia. È chiaro, anche che situazioni del genere dovrebbero essere sempre considerate e non solo perché nella vita si ha avuto la fortuna di avere un nome che conta.
D’altronde, anche quando accadde, trenta lunghi anni fa, la tragedia a Christopher Reeve, tutti quanti si accorsero, purtroppo, di un certo mondo non sempre attenzionato come si deve dagli stessi mass media. Lo ripetiamo, nessuna polemica, sia chiaro; solo una doverosa precisazione su alcune situazioni.
Ed ora che siamo veramente giunti alla fine di questo viaggio nella storia e nella vita di questo straordinario ‘eroe’ del cinema che ha accompagnato la vita di molti di noi, ne approfittiamo anche, non solo di concludere alcuni concetti, ma anche di segnalarvi che, molto presto, torneremo a parlare di lui mediante alcuni film, di cui non vi sveliamo il titolo al momento.
Pellicole che proprio quest’anno sono arrivati ai famosi decennali e d’altronde anche lui. avremmo potuto dire: 70 anni e non sentirli o, ancora, parafrasando una battura che gli viene rivolta in uno dei suoi tanti film famosi, senza però pronunciare il nome del personaggio: il suo compleanno arriva nel momento sbagliato e per la persona sbagliata.
Di sicuro ci avrebbe risposto così: la storia della mia vita, proprio come il suo personaggio più leggendario della sua carriera. di certo non possiamo più sapere direttamente da lui cosa pensa della sua vita, di sicuro non ha neanche avuto il tempo materiale di completare quelle riflessioni, quei bilanci che ad un certo punto si fanno, quando si raggiungono determinati traguardi di natura anagrafica. Forse aveva da poco iniziati a svilupparli dentro di sé e chissà che semmai li avrebbe condivisi con il mondo durante un’intervista. Hippie hai kai, Bruce Willis. Siamo tutti con te.