La storia di un mito del cinema con un destino avverso
Era il 31 marzo di tre anni fa quando pubblicammo questa notizia che sciocco, non poco, il mondo intero. Queste furono le nostre parole che componevano l’articolo di quel giorno: Difficoltà di esprimersi mediante la parola o di comprendere il significato delle parole dette o scritta da altri, causata dall’alterazione dei centri e delle vie nervose superiori. Con il termine ‘difficoltà’ ci siamo andati leggeri, perché la parola esatta sarebbe ‘incapacità’. Con questa nozione si identifica il disturbo dell’afasia che, in base alla notizia fatta rimbalzare ieri attraverso tutti i mass media, ha colpito Bruce Willis, una delle star indiscusse di Hollywood.
Il popolare attore, nato in Germania il 19 marzo del 1955 e che ha compiuto da poco 67 anni, ha annunciato di ritirarsi dalle scene. Una botta per tutti i fans ma, soprattutto, un colpo anche per lui, con la speranza che affronterà questa sua sfida personale come all’eroe che lo ha consacrato sul grande schermo nel 1988: il poliziotto di origine irlandese, John McClane, protagonista della serie cinematografica ‘Die Hard’, duro a morire.
“Questo è un momento difficile per la nostra famiglia e apprezziamo davvero il vostro persistente affetto, compassione e sostegno. Agli straordinari fan di Bruce, vogliamo condividere che il nostro amato Bruce ha avuto dei problemi di salute e di recente gli è stata diagnosticata una afasia, che ha compromesso le sue abilità cognitive e per questo metterà da parte la sua carriera che significa tanto per lui”. Tale dichiarazione, pubblicata sui social, è stata firmata dai familiari dell’attore, compreso anche dall’ex moglie Demi Moore.
Ora, mai come adesso, tutti quanti si chiedono se uno dei duri di Hollywood riuscirà ad uscirne fuori da questa particolare situazione. Dall’afasia, comunque e come per la maggior parte di alcune malattia, si può guarire. Il punto è, però, come ciascun individuo risponde alle terapie. Non è solamente una questione soggettiva, tutto dipende anche in che modo la malattia si manifesta nei confronti dell’individuo.
L’afasia, la cui etimologia proviene dalla lingua greca, colpisce le persone in età avanzata. Una malattia comune che, mai come adesso, attirerà maggior interesse proprio perché ad essere affetto è un personaggio famoso. La traduzione della parola richiama il termine mutismo e questo per chiunque, indipendentemente se sia un attore o no, rappresenta sempre un dramma. Per molti ufficialmente, Willis, diventa una stella del cinema americano a partire dal 1988, come già ricordato in precedenza. Invece i suoi esordi risalgono, esattamente, a 40 anni fa con la pellicola: ‘Delitti inutili’, al fianco di Frank Sinatra, nel 1980.
Due anni più tardi lo vediamo ne ‘Il verdetto’ e nella metà sempre di quel decennio prende parte ad un episodio della leggendaria serie di ‘Miami Vice’ e diventa protagonista del telefilm ‘Moonlighting’. A seguire è storia del cinema, con titoli come ‘Pulp Fiction, del 1994, e ‘Il sesto senso’, del 1999. Non ci resta che augurare a Bruce Willis, dunque, una pronta guarigione, così da poter tornare per farci divertire in uno dei suoi film con i quale, in tutti questi anni, ci ha attirato, intrattenuto e anche divertito.
Chiudemmo così, con la falsa speranza che anche questa volta, il Nostro eroe di sempre e non importa se fosse l’istituzionale poliziotto di origine irlandese o lo psicologo passato a miglior vita senza sapere di esserlo, sarebbe riuscito a sconfiggere il cattivo di turno. Il cattivo di turno, in questo caso, sarebbe quella maledetta malattia che già da qualche tempo, prima dell’ufficialità, gli stava creando non pochi problemi sia nella vita privata e sia nella vita professionale.
L’annuncio dell’afasia per Bruce Willis ci permise di capire subito un dettaglio che non tornava da tempo nella vita lavorativa della stella hollywoodiana e di pellicole memorabili. Infatti, è comune a qualsiasi attore trovarsi in un periodo no. Una certa fase decadente o comunque inanellare due o tre flop di fila o, ancora, recitare, in film che poi risultano essere scadenti capita a tutti.
Il punto, però, è che nessuno riusciva a trovare una plausibile spiegazione del perché quel periodo stava durando già da un bel po’ di tempo. Alcuni sostengono che la parabola discendente dello stesso Bruce, per uno strano caso del destino, risaliva proprio, al quinto ed ultimo capitolo della saga cinematografica che lo aveva consacrato come stella di prim’ordine nel mondo del cinema: ovvero, Die Hard – Trappola di Cristallo, nel lontano 1988. Per anni, in conseguenza di quel clamoroso flop, si rincorsero da più parti le voci relative ad un possibile sesto ed ultimo capitolo per chiudere la saga in modo del tutto definitivo e decorosa. Le idee erano tante e per certi versi, una in particolare, ricalcava persino lo stesso schema visto né il ‘Padrino – Parte II’.
Non male per il personaggio tanto amato fin dalla sua prima apparizione. Invece l’annuncio fatto tre anni fa cancellò ogni velleità di produzione del capitolo finale e facendo ritirare, per sempre l’attore dal mondo del cinema. Ma le tristi notizie, purtroppo, non sono finite qui. Come ben sapete, da tempo il popolare interprete sta lottando contro questa brutta malattia. Qualche settimana fa le grandi testate online e cartacee hanno fatto rimbalzare l’aggiornamento relativo al peggioramento delle sue condizioni fisiche. Bruce Willis, da un po’ di tempo, non riesce più né a camminare, né a leggere e né a parlare.
Questo speciale, con la forma del reportage, tende a recuperare una celebrazione che gli spettava già da qualche mese: il raggiungimento dei suoi 70 anni di età. Siamo sicuri che avrebbe voluto festeggiarli in un altro modo. Allora, anche in maniera un po’ sommessa, proviamo a farlo noi per lui.
Da oggi celebriamo il suo mito, la sua carriera, i suoi successi e le sue cadute nel mondo del cinema; cercheremo di non dimenticare nulla o quantomeno l’essenziale perché oltre trent’anni di carriera non si possono condensare in quattro parti; anzi, è più giusto dire tre, visto che oggi, appunto, è stato tutto meramente introduttivo. Di certo, questa volta, siamo meno illusi di tre anni fa ma vogliosi di parlarvi e di raccontarvi di lui, con il rammarico che, in questi quasi primi cinque anni del giornale non siamo riusciti a farlo in un’occasione migliore…