Fu il tredicesimo disco della sua carriera, con messaggi carichi di significato
Nella sua lunghissima carriera Bruce Springsteen quanti dischi di genere prettamente folk ha realizzato? La risposta ufficiale, quella alla quale non si può ammettere alcun tipo di appello, è rappresentata dal numero perfetto del 3. Ma non proprio. Il numero in questione appare fuorviante ai fini di una corretta informazione, oltre mettere ordine tra i ricordi musicali a partire dalla sua prima pubblicazione. Appunto, proprio da ciò possiamo risalire al 1973 con quel suo doppio disco, con quel suo doppio esordio, nello stesso anno, mediante il quale incominciò ad attirare l’attenzione verso di sé. Ed era solamente l’inizio.
Si pensi comunque, al già citato genere folk, che le sue prime raccolte di canzoni inedite portavano il titolo: ‘Greetings from Asbury Park, N.J’, dove le iniziali del titolo stanno ad indicare lo Stato del New Jersey, e ‘The wild, The Innocent & The E Street Shuffle’. Ma sappiamo che non basta, perché dal 1973 al 1982 passano nove anni e dopo una prima consacrazione e più altri due dischi il Boss, nel primo biennio del decennio 1980, decide di tornare, se così si può dire, a quello che sembra al suo primo amore musicale. ‘Nebraska’, dunque, oltre ad essere il conosciutissimo Stato americano è anche il titolo, proprio del genere indicato, di quello che veniva considerato il suo sesto disco, ma terzo di quello stesso genere; attenzione però, siamo ancora fuorvianti.
E per attendere un altro disco folk, parafrasando una famosa canzone di Adriano Celentano, ‘passano gli anni, ma sedici sono lunghi’, ed è così che Bruce decide di farci ascoltare le meraviglie di quello che sarà, in ordine numerico, il suo undicesimo disco: ‘The Ghost of Tom Joad’. Come tutti sanno o quantomeno per coloro che lo seguono da sempre, quest’ultima raccolta di inediti sarà l’ultima del Novecento e per quanto riguarda il nuovo millennio, lo stesso Boss di Freehold, si fa attendere un po’.
Tutti noi sappiamo cosa successe la mattina dell’11 settembre del 2001, orario di New York, e il volto e l’immagine dell’America che cambiò per sempre e con essa anche il mondo. Fu in quel momento che Boss decide di tornare ma non con un disco come i precedenti fino adesso menzionati. Se vi ricordate ne abbiamo parlato proprio in occasione dell’anniversario della tragedia.
In quell’occasione celebrammo la pubblicazione di The Rising. Tredici canzoni che volevano essere una spinta a reagire per la sua stessa nazione caduta dopo gli attacchi di quel martedì di quasi fine estate. Era l’estate del 2002, ed era passato solamente un anno da ciò quella che sembra la fine di un’epoca.
Tre anni più tardi gli echi di quella tragedia erano tutt’altro che sopiti. Gli Stati Uniti d’America avevano risposto a quegli attacchi prima contro quelli che un tempo erano i propri alleati, i talebani, nel 1988 contro i nemici storici di sempre, ovvero i sovietici, scomparsi tra il 1989 ed il 1991, e poi si erano ficcati nell’imbuto iracheno. Tutto questo tra il 2002 ed il 2003. Qualcuno adesso si porrà un’altra domanda: cosa c’entra tutto ciò con la musica e specialmente con quella del Boss?
C’entra, c’entra. Perché il 26 aprile di 20 anni fa Bruce Springsteen, in quella che ormai poteva essere considerata come la sua nuova seconda carriera e, magari, terza consacrazione, calava il vero asso nella manica rimanendo equilibrato con un testo a metà strada tra l’approvazione e la condanna per quello che stava facendo il suo stesso paese.
Nasce così quello che comunemente viene definito il tredicesimo disco della sua carriera, composto da ben dodici tracce fuoriuscite dalla perfetta fusione di vari tipi di musica, tutte riunite da un unico comune denominatore, il folk appunto. E allora, senza perdere tempo, siamo precisi nell’elencare le varie tipologie musicali: folk rock, blues rock, country rock, country e ancora folk.
È vero, prima o poi dovremmo decidere di aprire una serie ti appuntamenti tutti interamente dedicati alla storia di ogni genere musicale e credeteci sulla parola, se lo scriviamo: è perché lo stiamo per fare. Quando? Tutto rimane avvolto nella suspense.
Nel riprendere il discorso, dunque, questi cinque generi hanno permesso la realizzazione, l’incisione, la registrazione di dodici straordinarie ballate tipiche delle zone più rurali degli Stati Uniti d’America. di quell’entroterra tanto affascinante quanto caratteristico di un paese che, nel bene o nel male, ci attira ancora e, nonostante tutto, ci fa sempre sognare.
Il titolo di questo disco numero tredici non è stato ancora menzionato e lo facciamo adesso, insieme a tutta l’intera tracklist prima di andare ad analizzare, singolarmente, le varie canzoni: Devil & Dust; All the way home; Reno; Long time comin; Black Cowboys; Maria’s Bed; Silver Palomino; Jesus was a only son; Leah; The Hitter; All I’m thinkin’ about e Matamoros Banks. Logica vuole che nello sviluppo di questa analisi si parte dall’inizio, dalla prima traccia. Quella che apre il disco.
Per questo primo lunedì del mese di agosto, in verità, tentiamo un esperimento che potrebbe rappresentare una sorta di novità assoluta all’interno di FreeTopix Magazine. Una novità riguardante due rubriche che sono due pilastri del giornale, nonché ‘contenitori’ in cui il mondo delle sette note è fondamentale. Perché in fondo: un mondo senza musica che mondo sarebbe?
Ma in merito alla risposta a questa domanda prettamente esistenziale la rinviamo a chissà quale altro appuntamento, concentrandoci sul contemporaneo appuntamento, di questo lunedì 4 agosto 2025, in cui la due rubriche de ‘La canzone del lunedì’ e ‘Retrospettiva in musica’ si fondono in unico ricordo musicale e non solo. Un ricordo che assume le caratteristiche di un’indagine rievocativa di quello che rappresenta, per certi versi, di questo disco che si pone a metà strada tra il mero intrattenimento, la riproposizione di un sound quasi ultrasecolare, miscelato all’impegno sociale che ha sempre contraddistinto la carriera del cantante fin dai suoi inizi.
Anche questo disco non ha tradito la triplice essenza fino adesso indicata, specificando che questa analisi di ogni singola canzone non seguirà l’ordine della tracklist, partendo direttamente dal brano numero 2: all the way home, per aprire la settimana con la carica giusta…