Il Cavaliere Pallido, un film che 40 anni dopo continua ad attirare l’attenzione
In questa terza ed ultima parte di questo speciale menzionare i difetti non appare, in tutto e per tutto, una sorta di bocciatura o, peggio ancora, una stroncatura senza appello del film stesso. Al contrario, l’opera cinematografica interpretata, diretta e prodotta dallo stesso attore nato a San Francisco è da tenere molto in considerazione, soprattutto per il successo registrato al botteghino. Di certo non andò oltre i 50 milioni di dollari, non raggiunse neanche i 100 milioni di dollari; non fu neanche un western storico come il successore del 1992, Gli Spietati. Eppure, è un film che rimane lì.
Nel senso non è un capolavoro, ma non è neanche da distruggere con una recensione. Non si può neanche dire che sia anonimo, evitabile o addirittura perdibile. Anzi, l’intera visione del film appare interessante proprio per quel dettaglio citato nella seconda parte di ieri: quella relativo al pistolero, al cowboy misterioso che ricorda, di gran lunga, il personaggio che Sergio Leone preconfezionò allo stesso Eastwood a partire dalla prima metà degli anni ’60.
D’altronde è stata sempre quella la mera peculiarità di Clint, i cui occhi di ghiaccio vennero definiti tali proprio anche in un altro famoso film sempre da lui interpretato nel 1973. Sempre western.
Dei difetti, dicevamo. Essendo il film una via di mezzo tra una bocciatura ed una promozione, si potrebbe anche affermare che, da un lato, la trama stessa verrebbe addirittura considerata incompleta. Attenzione, non stiamo dicendo o affermando che sussistono buchi di sceneggiatura o che solo un piccolo dettaglio sia sfuggito non solo chi ha scritto il copione ma anche chi lo ha diretto. Solo che c’è una qualcosa che manca o molto probabilmente non sussiste nessuna lacuna e che, forse, un dettaglio non è stato svelato di proposito. Al fine proprio di mantenere quel velo di mistero.
Ma è veramente così? Attenzione, per chi ancora non ha avuto comunque la fortuna di guardare questo film uscito giusto quaranta anni fa, gli spoiler, in questa terza parte, sono purtroppo necessari. Preacher o comunque il cavaliere pallido, alla fine, si scontra con gli uomini di Lahood, precisamente con degli sceriffi ingaggiati per l’occasione proprio per farlo fuori. C’è un momento del film in cui lo stesso magnate della cittadina di Carbon Canyon descrive il pistolero solitario a colui che sembra il capo degli sceriffi diventati, ormai, dei bounty killer da tempo immemore.
Sembra sussultare, ma è solo una frazione di secondo in cui si ridesta e risponde: no, non può essere quella persona. È morta tanto tempo fa. E invece, nel duello finale, quando Eastwood, anche con una giusta dose di astuzia si sbarazza dei suoi uomini lo sceriffo lo riconobbe una volta che Il cavaliere pallido gli si è avvicinato a lui, mentre prepara la pistola per la sparatoria finale.
Quando, però, lo riconosce è troppo tardi e il misterioso pistolero gli scarica tutti i colpi inseriti nella sua arma da fuoco. Ma prima di entrare nel vivo di quella che di fatto è una nostra interpretazione interrogativa, potremmo dire che Clint Eastwood si cita anche da solo.
Vi ricordate il finale di ‘Per un pugno di dollari’? Bene, condividiamo prima la scena del 1964 e poi quella del 1985. Avete notato la particolare somiglianza? È chiaro che trattandosi dello stesso attore, che è anche regista e produttore, diciamo che ci sta tutta, visto la scena originale è stato proprio interpretata da lui ventuno anni prima.
Si potrebbe anche definire che questa citazione sia come una sorta di primo omaggio, non proprio diretto e dichiarato allo stesso Sergio Leone.
Tornando alla possibile spiegazione del finale del film, sono due le nostre teorie ma non sappiamo quanto possano essere plausibili. In fondo, nel riprendere la battuta dello sceriffo ingaggiato da Lahood ci verrebbe da pensare che il personaggio di Clint Eastwood, in un passato molto lontano, si sia incrociato con il suo avversario durante uno scontro a fuoco. A soccombere, apparentemente, è lui, ma sopravvive in gran segreto da chissà quali e quante ferite molto probabilmente mortali e anni dopo riesce ad ottenere la sua vendetta.
A questo punto tale ipotesi deve esser ancor di più approfondita: se Lahood ha vessato un innocente gruppo di ricercatori d’oro per tutta la durata della trama, ciò significa Preacher, un tempo, era anche lui un avventuriero in cerca di fortuna? Per quanto riguarda le altre due ipotesi, lo ammettiamo, sfociano, addirittura, nel soprannaturale o quasi, avendo persino, nell’ultima, una connotazione religiosa.
Partendo dal presupposto che i due si conoscono, come si evince nel duello finale, e che si sono scontrati nel primo caso Preacher sarebbe un pistolero risorto dalla tomba per fare piazza pulita di coloro che lo avevano a sua volta ucciso?
Si, è vero: sa tanto del famoso e maledetto film ‘Il corvo’ in chiave western. Allora, altra ipotesi, lo stesso Preacher sia un angelo? Potrebbe essere e se le fosse sarebbe, appunto, vendicatore. Ma per quanto Dio possa rispondere alle nostre preghiere potrebbe mai e poi mai inviare un’entità benevola con tanto di cinturone e pistola?
Teoria affascinante e che sembra anche fuorviante. Ma in fondo lo sapevamo che queste ultime due avrebbero spostato l’attenzione verso una miscela di genere alquanto singolari. Nemmeno con ‘Wild, Wild West’, con Kevin Kline e Will Smith realizzato dodici anni più tardi, si è osato tanto.
È vero, dovevamo anche parlare dei difetti e alla fine ci siamo voluti soffermare su particolari ipotesi sulle origini del personaggio interpretato da Clint Eastwood. Molto probabilmente, seppur non elencati ad uno ad uno, li abbiamo comunque lasciati intendere che tutta la forza del film risiede proprio nel mistero del Cavaliere Pallido e forse anche troppo. Visto che una spiegazione rivelatrice poteva anche essere data. D’altronde anche questo determina il fascino di un film che viene ricordato poco ma, stranamente, mai e poi mai dimenticato e che allo stesso tempo lascia il segno: proprio come il suo personaggio principale.