Tra il 1989 ed il 1990 gli ideatori del primo e storico film vollero realizzare non una, ma ben due parti per mettere la parola fine al franchise
In merito a quanto riportato sul finale della terza parte di questo reportage lo dobbiamo ammettere anche noi e senza troppi giri di parole: semmai, un giorno, decidessero, effettivamente, di realizzare un quarto capitolo del franchise, non importa che sia un sequel o un remake o un reboot, i due attori, Tom Holland e Robert Downey jr non è che sarebbero perfetti, sono perfetti per i rispettivi ruoli dell’adolescente Marty McFly e del Dott. Emmett Brown, inventore della macchina del tempo. Per certi versi, non si sa nemmeno quanto siano consapevoli entrambi di questa possibilità, anche se c’è un problema di fondo.
Da un lato risulterebbe inutile menzionarlo nuovamente, dall’altro, però, appare inevitabile parlarne. D’altronde nel bene o nel male tutti i franchise cinematografici di un tempo, in qualsiasi modo, sono ritornati sul grande schermo e non sempre con risultati soddisfacenti come e soprattutto ai vecchi tempi. Certo, un ‘Ritorno al Futuro 4’ è abbastanza stuzzicante come idea, ma allo stesso altamente rischiosa. Non solo perché, il 25 maggio del 1990, si era apposta la parola fine alla saga; quindi, si dovrebbe trovare anche un escamotage credibile.
Soprattutto, però, anche una storia, una trama o anche delle idee adatte semmai si volessero realizzare più episodi. Si, proprio così: stiamo ponendo l’ipotesi di una possibile seconda trilogia; ovviamente anche noi di FreeTopix Magazine voliamo con la fantasia, una fantasia di cui siamo ben consapevoli che non potrà mai essere realizzata e non perché auspichiamo, in maniera concreta, un ‘Ritorno al futuro 4, un Ritorno al Futuro 5 ed un Ritorno al futuro 6.
No, il motivo è ben altro. Il motivo è fortemente connesso alla paura, di tutti coloro che hanno amato i primi tre film, che ciò che è stato fatto in precedenza venga totalmente rovinato, senza alcuna possibilità di appello. Timori anche molto legittimi.
“Quando farete Ritorno al futuro 4?'” ha dichiarato Gale “E noi rispondiamo fan***. E potete riportarlo esattamente così”. L’autore ha spiegato che è stato l’amore dei fan a spingerli a realizzare i sequel successivi al primo film e del musical: “Abbiamo realizzato tre film straordinari e la gente continuava a chiedere un altro Ritorno al futuro così abbiamo creato Back to the Future: Il Musical, a cui Chris [Lloyd] e Lea [Thompson] hanno assistito più volte. Lo stiamo portando in giro per il mondo”.
Questa, nella sostanza, è stata la risposta di Bob Gale proprio in merito alla domanda più in voga di questi ultimi anni. Domanda posta con insistenza, domanda che, fino a questo momento, non sta trovando nessuna risposta positiva.
La sensazione è che, per paradosso, i personaggi di Ritorno al Futuro, nonostante hanno avuto la capacità di superare le barriere nel tempo, nella trama fantastica in cui sono stati inseriti, non riescono a materializzarsi per una nuova avventura in quest’epoca di idee trite e ritrite. Certo, qualcuno di voi potrebbe anche pensare che sia molto positivo che il franchise non venga abbassato per ragione prettamente economiche, rischiando di realizzare storie melense ed anche superficiali.
In fondo se vi mostriamo alcuni dati dell’epoca, quelli relativi al botteghino del 1985, del 1989 e del 1990 scoprirete, insieme a noi, che già in quel periodo qualcosa mutò, ma non più di tanto. Ma come sempre andiamo con ordine: il primo film incassò, in totale e in tutto il mondo, ben 389.053.797 dopo che la produzione aveva stanziato solamente, si fa per dire, ben 19.000.000 milioni di dollari.
Nel 1989 c’è un calo degli incassi, ma di poco: 332.500.002 a fronte di un budget raddoppiato rispetto al primo film, ovvero 40 milioni di dollari che è, per il 1990, la stessa stanziata anche per l’ultimo capitolo della trilogia. In definitiva, i produttori sborsarono, per tutti e tre i film, una cifra pari 99 milioni di dollari, incassandone ben quasi un miliardo di dollari, ovvero: 966.631.382 milioni.
Se comunque in questi lunghissimi quaranta anni il primo capitolo è considerato oggetto di culto da tutti coloro che hanno visto il film, per quanto concerne sia per il secondo e sia per il terzo capitolo delle differenze sostanziali ci sono state in fatto di giudizi, persino da parte della critica.
Difatti, Ritorno al Futuro – Parte II, inizialmente, fu considerato migliore del terzo capitolo. Ma la stessa parte III, nel corso di questi trentacinque anni, è stata rivalutata e anche di molto dai critici, affermando che la trama è più lineare, con uno scambio dei ruoli fra i due protagonisti in modo logico e non superficiale, onde evitare i continui rimbalzi temporali del secondo film che avrebbero potuto generare troppo caos nello sviluppo della trama stessa.
Inoltre, ci sarebbe anche un altro particolare da non dimenticare e che non viene sottolineato abbastanza, ovvero il modo in cui finisce la saga. L’espressione ‘The End’ che appare prima dei crediti e che da il via alla colonna sonora, giunge dopo un epilogo, a seconda di molti, più che soddisfacente.
A parte i critici e la maggior parte del pubblico mondiale, gli stessi autori, in base anche a quanto abbiamo riportato in precedenza, hanno sempre sostenuto che la storia, in quei tre film, è completa e non c’è nessun altro dettaglio da integrare, completare o nessun’altro appiglio dal quale ripartire.
Anche se lo sappiamo: se lo stesso mondo del cinema ha sempre trovato il mondo di rigenerarsi e reinventarsi, chi ci dice che magari qualche autore hollywoodiano non ha già trovato il modo di far tornare al cinema la saga stia attendendo il momento migliore?
Al di là di questa ipotesi che tanto fantasiosa non potrebbe essere, sta di fatto che la trilogia di Ritorno al Futuro, come avevamo già sottolineato nel primo reportage, interamente dedicato al primo e leggendario film, per il suo quarantennale, che è una saga senza tempo. Una saga che si è cristallizzata negli anni ’80, che racconta, a modo suo, il sogno americano e in cui si cerca di realizzarlo anche in modo del tutto involontario.
Una saga, nonostante il passare degli anni, che sarà sempre attuale, facendoci ricordare che nulla è ancora scritto se non lo vogliamo noi, prima che quell’attimo futuro diventi presente per poi diventare passato.