Tra il 1989 ed il 1990 gli ideatori del primo e storico film vollero realizzare non una, ma ben due parti per mettere la parola fine al franchise

I due viaggi nel tempo previsti dalla sceneggiatura, scritta a quattro mani da Gale e da Zemeckis, sono essenzialmente due. Chi ha visto tutti e tre i film, soffermandosi sulla parte due della trilogia, sa benissimo che Marty McFly prima vola letteralmente nel futuro, ovvero l’anno 2015, per poi ritornare indietro nel tempo, nello stesso anno in cui si è ritrovato catapultato nell’episodio precedente e per un semplice motivo.

La scelta è presto spiegata proprio grazie alle dichiarazioni, rilasciate qualche anno più tardi, da uno dei due autori del franchise: “Mentre viene rimandato nel 1985, Marty imposta i comandi della DeLorean in modo da arrivare 10 minuti prima di quando è partito, rivedendo così sé stesso mentre viene rimandato indietro nel 1955. Quando il pubblico ha accettato questa premessa, rimandare Marty e Doc nel 1955 nella Parte II darà agli spettatori esattamente quello che vogliono quando vanno a vedere un sequel: più di quanto hanno visto nel primo film”, rischiando di incasinare la trama facendo, quasi, borbottare il pubblico con un bel ‘Siamo sul pesante’ o ‘Bontà Divina’ o ancora ‘Grande Giove’.

Per fortuna, a distanza di quasi trentasei anni dal secondo capitolo di Ritorno al Futuro, nessun spettatore, durante la visione del film si è lasciato scappare un’esclamazione del genere in segno di disappunto; magari sono state ugualmente pronunciate queste tre frasi per il solo motivo di seguire o di imitare i due personaggi iconici come forte segnale di divertimento.

“Siamo stati in grado di fare qualcosa che non era mai stato fatto prima in un sequel: torniamo al primo film e rivediamo le scene di quel film con una prospettiva completamente diversa. Abbiamo deliberatamente progettato scene per stimolare la memoria del pubblico del primo film, che è quello che penso sia divertente vedere in un sequel. È come uscire di nuovo con vecchi amici”.

E infatti, i nostri due vecchi amici, tra il 1989 ed il 1990 ci portano a spasso nel tempo tra il 2015, il 1985 alternativo, il 1955, il 1885, per poi ritornare definitivamente nel 1985 e chiudere il cerchio. Tutto questo con delle differenze abbastanza evidenti che determinarono l’abbandono di alcune idee all’interno della stessa sceneggiatura. Ma come sempre andiamo con ordine anche in questo caso.

Questi continui rimbalzi temporali furono dovuti ad alcuni scontri tra un attore in particolare e la produzione stessa, cancellando la possibilità, iniziale, di facendo tornare indietro nel tempo Marty McFly addirittura negli anni ’60, dove Lorraine Baines, sua madre, era addirittura una figlia dei fiori, ma dato che Crispin Glover non né voleva sapere di tornare, non se ne fece più nulla.

Ecco il vero motivo della modifica dello script iniziale: fu proprio l’attore che interpretava George McFly, padre di Marty, a non volerne sapere di entrare a far parte del progetto che stava prendendo forma. Eppure, qualche lettore più attento che ha visto il film si ricorderà che l’attore è comunque presente. Si, lo confermiamo anche noi, come tanti di voi ben sapete.

Crispin Glover appare in alcune scene ed inquadrature riciclate per l’occasione, una scelta che si rivelerà come un vero e proprio boomerang per gli stessi produttori, i quali si ritrovarono con una bella denuncia per delle immagini per le quali lo stesso interprete non aveva dato il proprio consenso. Diciamo che in quell’occasione ‘George McFly’ ebbe la meglio non solo contro Bob Gale, non solo Robert Zemeckis, ma addirittura contro Steven Spielberg.

La causa che terminò in suo favore diventò anche una sorta di precedente giurisprudenziale, nel senso che nessuna immagine di qualsiasi attore non poteva essere usufruita e sfruttata, in futuro, senso il consenso del diretto interessato. Durante il secondo film il padre del protagonista appare anche da anziano ma in quel caso non è l’attore originale. A sostituirlo fu l’attore Jeffrey Wisseman, il quale dovette indossare il trucco prostetico per assomigliare allo stesso Crispin.

E veniamo ad una delle differenze sostanziali già anticipate all’inizio di questo reportage, quella relativa alla fidanzata di Marty McFly, Jennifer Parker, interpretata per esigenze che superano le classiche esigenze prettamente cinematografiche. La prima versione che il pubblico ha visto del personaggio è dell’attrice Claudia Wells, quella del primo film, quello del 1985, tanto per intenderci.

Mentre dal capitolo numero 2 in poi, la Wells venne sostituita dalla ben più famosa Elizabeth Shue. Logico pensare, da parte vostra, che la stessa attrice avesse avuto qualche scontro con qualcuno del cast? No. Qualche diverbio con i produttori? Neanche questo.

Accadde che la madre dell’attrice si ammalò di tumore e lei, per starle vicino, declinò l’invito dei produttori a riprendere il suo unico ruolo che aveva avuto fino a quel momento. Purtroppo, si potrebbe dire, che a causa di questo evento, la carriera della Wells non decollò mai. Nel 1991, quando ormai la saga era terminata da un anno, la stessa attrice aprì un negozio di abbigliamento: Armani-Wells.

Ma torniamo a ‘Ritorno al futuro – Parte 2’. Non si può andare avanti senza spendere qualche parola, senza lasciare qualche commento anche da parte nostra. Tranquilli, non è proprio una vera recensione. Sarebbe inutile a distanza di tantissimi anni, ormai. Eppure, non dire qualcosa in merito significherebbe lasciare il discorso a metà o comunque per non dire incompleto.

Riprendendo dalle dichiarazioni riportate in questo reportage dei due ideatori del franchise, l’idea di far lottare McFly con i conti di un futuro comunque abbastanza delineato era abbastanza scontato. Ciò che non era prevedibile, invece, era quello di farlo rimbalzare come una trottola da un’epoca all’altra del tempo rischiando di incasinare tutto quello che era stato realizzato in presente.

Ma com’è che si dice? Il gioco non vale la candela, anche se questa volta ne è valsa veramente la pena. In fondo, il pubblico ha potuto godere di una qualcosa di mai visto, partendo da basi già solide. Un tempo, quando non esisteva ancora la programmazione di oggi per la realizzazione di serie di film da proporre al cinema, lo schema più usato era quello di ricordare quanto fosse avvenuto nell’episodio precedente…

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