Tra il 1989 ed il 1990 gli ideatori del primo e storico film vollero realizzare non una, ma ben due parti per mettere la parola fine al franchise
Pensavate che con Ritorno al Futuro avessimo chiuso con il quarantennale? Vi viete sbagliati. Si, in effetti non lo avevamo annunciato un po’ come sorpresa e un po’ per recuperare un anniversario che non abbiamo approfondito nelle settimane precedenti. Certo, tutto è collegato nella data del 3 luglio del 1985; tutto pacificamente è iniziato da quel giorno, come una sorta di spartiacque nella storia del cinema. Si può ben dire che abbiamo avuto un prima e un dopo. Per quanto riguarda il prima non serve specificarlo ulteriormente. Invece per il dopo? Non deve essere presa in considerazione la data del 1985. Ma quella di cinque anni più tardi.
Era il 25 maggio del 1990 quando nei cinema di tutto il mondo approdò il terzo ed ultimo capitolo della trilogia più sorprendente di sempre, Ritorno al Futuro – Parte III, ambientato nel vecchio West. Eppure, il venticinquesimo giorno del quinto mese dell’anno rappresenta, in tutto e per tutto, solo l’ultima parte della storia, per non dire la fine.
Invece, cari lettori, mettetevi comodi perché vi riportiamo indietro nel tempo… no aspettate… vi riportiamo indietro nel futuro e mai come questa volta l’espressione calza a pennello, per un altro viaggio nel mondo del cinema e la cui direzione, per essere raggiunta, non ha bisogno di strade. È vero, questa battuta la stiamo usando spesso e in fondo appare anche abbastanza naturale pronunciarla, visto che tipo di saga stiamo celebrando.
Dunque, in questo 2025 sono stati celebrati prima la fine e poi l’inizio di tutto. Noi, ovviamente, qualche settimana fa, siamo partiti dal principio per poi proseguire il racconto di questa storia di cinema, consapevoli che nel mezzo tra il 3 luglio del 1985 e il 25 maggio 1990 ci sarebbe un’altra giornata nel mezzo.
Un’altra data che potremmo inserire tranquillamente per le nostre coordinate del nostro viaggio nel tempo affinché possiate venire con noi è rappresentata dal 22 novembre del 1989. Ma come sempre andiamo con ordine riprendendo la frase riportata precedentemente, con tanto di riproposizione della scena con la quale avevamo chiuso in bellezza, si spera, il primo reportage dedicato al primo e leggendario capitolo.
Solo gli osservatori più attenti avranno notato qualcosa di differente rispetto al momento conclusivo targato 1985, nonostante rappresenti anche l’inaugurazione del secondo capitolo, ovvero del primo sequel, nella stessa scena appaiono diverse eterogeneità. La prima differenza la fanno i dialoghi e la seconda l’attrice che presta il volto alla fidanzata di Marty McFly.
Ciò significa una sola cosa: ebbero la necessità di rigirare la scena per un semplice motivo, proprio per l’attrice che interpretava Jennifer. Chiaramente il pubblico mondiale era già preparato per questa novità in quel lontano 22 novembre del 1989. Ma la verità era anche un’altra, dopo il famoso 3 luglio di quaranta anni fa sia Bob Gale che Robert Zemeckis non avevano minimamente pensato ad un possibile sequel figuriamoci ad un terzo film.
“Avevamo solo pensato di terminare il film con un cenno verso un futuro positivo, ma questo ha immediatamente aperto molte speculazioni su un sequel. quel finale era semplicemente uno scherzo. Abbiamo tutti pensato che fosse appropriato che gli eroi volassero verso il proverbiale tramonto e partissero per una nuova avventura. sapevamo che avremmo dovuto iniziare la seconda parte dal punto in cui si era interrotta”.
Un’unica dichiarazione che ne comprende tre, tra lo stesso regista di tutti e tre i capitoli, Robert Zemeckis, e dell’ideatore della saga, Bob Gale. Da ciò che è stato detto è abbastanza evidente capire che i tempi cinematografici erano totalmente differenti.
E in fondo, attraverso i nostri articoli, speciali e reportage non ci siamo mai dimenticati di sottolineare che i decenni post-bellici per la cinematografia mondiale erano totalmente differenti. Ogni opera rappresentava sempre un unico capitolo, non si pensava mai di realizzare, fin da subito, film in serie o al massimo un sequel.
Tale trend della cosiddetta serie di film al cinema è sopraggiunto all’inizio del nuovo millennio e ciò, per molti, è stato collegato anche alla crisi delle idee cinematografiche sul grande schermo. dunque, a parti alcuni casi sporadici che abbiamo ricordato di recente, grazie al Superman con il compianto Christopher Reeve, Ritorno al futuro non era da meno e quel finale, ormai diventato iconico, doveva essere, come è stato detto prima, solamente uno scherzo.
Ma com’è che si dice? Ridendo e scherzando qualcosa di vero c’è alla base. Nel senso che tutto il successo che derivò dopo al 3 luglio del 1985, un successo che aveva superato qualsiasi tipo di aspettativa, aveva provocato un bel dilemma ai due perché, nei fatti e nella sostanza, sia Bob Gale che Robert Zemeckis non avevano mai e poi mai pensato nella realizzazione di un sequel perché, semplicemente, non era nei piani.
Ma un ‘Ritorno al Futuro 2’, volendo o non volendo doveva essere realizzato. Il pubblico mondiale, che aveva fatto sentire la propria voce attraverso il botteghino, aveva fatto intendere di voler una puntata numero 2 e così fu.
Era chiaro per entrambi che la realizzazione di un secondo film, dopo il successo clamoroso nell’85, rappresentava la missione impossibile alla quale doveva portare un secondo successo sul grande schermo. una volta deciso che la storia sarebbe, appunto, ripresa da quel volo verso il futuro da parte della sventurata Jennifer, con i ben più navigati Marty McFly e Doc Emmett Brown, il punto fondamentale era capire che tipo di Hill Valley si doveva rappresentare. O quantomeno, che tipo di futuro immaginare. Fin dal primo istante, i due non pensarono di essere dei guru o, ancora, di cercare di anticipare cosa sarebbe successo, anche se per quanto riguarda un personaggio attuale e in maniera indiretta, si sono molto avvicinati, ma di questo ne parleremo più avanti.
Nelle intenzioni sia di Gale che di Zemeckis l’elemento rilevante dal quale non si poteva prescindere era quello di intrattenere il pubblico con qualcosa che non si era mai visto, senza strafare e senza scalfire ciò che era stato realizzato. Per questo motivo si decise che nel secondo capitolo i due personaggi iconici avrebbero intrapreso non uno ma ben due viaggi nel tempo…