Seconda ed ultima parte della nostra recensione sull’attesissimo cinecomic di James Gunn: Superman

Attenzione, con il concetto espresso ieri non abbiamo mai avuto l’intenzione di affermare che David Corenswet, Rachel Brosnahan e Nicolas Hoult siano riusciti a soppiantare o a sostituire o superare i tre illustri predecessori. Ciò non avverrà mai. I tre hanno compiuto la missione di aver fatto meglio di Henry Cavill, Kate Bosworth, Amy Adams, di surclassare David Eisenberg ed eguagliare Kevin Spacey. L’unico che rimane un’incognita è Brandon James Routh, ma di questo ve ne parleremo più avanti, anche perché non abbiamo completato il concetto di ‘evocativo’.

L’evocare, in questo caso, significa riproporre, in maniera leggera e quasi indiretta alcuni momenti visto proprio dal film del 1978. Ma non basta. Come abbiamo visto, c’è anche la colonna sonora che fa la sua parte, ma c’è anche la storia, la trama di cui, fino a questo momento, ancora non ve ne abbiamo neanche parlato. Per ovvie ragioni non possiamo andare oltre con i dettagli, non possiamo svelarvi cosa veramente succede e cosa, lo stesso Gunn, ha avuto in serbo per noi. Scritto interamente dal regista dei ‘I Guardiani della Galassia’, il film non pecca di momenti morti o di attimi, di scene realizzate tanto per allungare il brodo.

La sceneggiatura, con il montaggio e con i dialoghi, scivola verso la fine senza mai far abbassare la soglia dell’attenzione a chi è in sala. Durante questo lungo anno di attesa, pian piano che fuoriuscivano sempre di più succulenti dettagli di ciò che avremmo visto, la paura più grandi di ogni fan era quella della presenza in contemporanea dei troppi personaggi; paura anche logica, legata dal timore che per il supereroe non ci sarebbe stato il giusto spazio.

Niente di tutto questo, Superman domina la scena e lo fa dall’inizio alla fine, gli altri personaggi sono inseriti nel giusto contesto, nel giusto momento, senza forzature, senza sbavature. Chiaramente stiamo parlando dei personaggi come quelli impersonati da Nathan Fillon, già conosciuto per le due serie televisive ‘Castle’ e ‘The Rookie’, oppure come quello di The Terrific o Hawkgirl. Sono tutti congeniali, nessuno stona; nessuno è di troppo o appare inutile, fruito tanto per implementare la collezione di supereroi, un po’ come accade con le classiche ed istituzionali figurine Panini. Niente di tutto ciò.

Il film è lineare e lo sviluppo della trama appare solido e senza buchi di sceneggiatura, i cui dialoghi sono veloci, semplici, non pomposi o troppo ‘adulti’ ma neanche troppo ‘ingenui’. Si può dire che l’equilibrio è ben presente, in cui la riflessione e l’ironia vanno a braccetto. Ecco, l’ironia.

Soffermiamoci su questa parola che, senza troppi giri di parole, potrebbe essere intesa come il quarto punto a nostra disposizione; quel quarto punto che ci permette di abbattere le barriere dei tre classici aggettivi che generalmente vengono usati all’apertura di una qualsiasi recensione.

Ma non in questo caso. Dunque, l’ironia in Superman di James Gunn non è solo espressa con battute divertenti, no. L’ironia è ostentata, nel vero senso del termine, dall’amico a quattro zampe del protagonista. Quel Krypto così pasticcione ma che si rivela più utile del previsto e nel momento giusto e che ti strappa più di un sorriso. La sua è la prima vera apparizione sul grande schermo, dopo le precedenti trasposizioni cinematografiche.

Del film, comunque, si diceva, in queste ultime e trepidanti ore di attesa, che forse addirittura politico, a detta proprio di James Gunn. Ecco, che non ce ne voglia lo stesso regista, ma molto probabilmente questa parola la consideriamo inappropriata. Molto probabilmente sarebbe più giusto considerarlo ‘sociale’, ‘attuale’, attento ad una realtà, che ci circonda fin troppo, e che ci fa pensare credere che abbiamo dalla nostra parte un Salvatore, in qualsiasi modo lo si veda o si interpreta il suo messaggio.

Dall’altro lato la nemesi, come spesso accade in queste colossali operazioni, deve essere credibile. Deve apparire come un perfino e meschino avversario e di tutto rispetto. Nicolas Hoult riesce ad essere più di un credibile Lex Luthor, alla stessa stregua di Gene Hackman e di Michael Rosenbaum, nella serie televisiva ‘Smallville’.

Non solo, l’eroe deve anche avere dalla sua la donna giusta per poterlo sostenere nei momenti bui e Rachel Brosnahan, alias Lois Lane, riesce nella missione, seppure mostrato in un altro tono, a non far rimpiangere Margot Kidder. La storia d’amore fra i due, nonostante sia già iniziata nel film, è ben approfondita e trattata con la giusta dose di romanticismo, riflessione e quel famoso richiamo dell’intervista.

Va bene lo abbiamo detto, ma non abbiamo fatto spoiler. In fondo, questa scena indicata è presente nel trailer. Nonostante tutto, una licenza poetica c’è come ha fatto Zack Snyder con il suo Man of Steel e che riguarda la figura di Jonathan Kent. Questa volta lo sfortunato padre adottivo riesce a vedere ciò che diventa Clark Kent per il mondo, rispetto alle versioni di Glenn Ford e Kevin Costner che sono, seppur in maniera differente, più rispettose del fumetto.

Ma non possiamo chiudere questo quinto ed ultimo speciale dedicato ai film di Superman senza spendere due parole per David Corenswet: l’uomo più atteso; colui che ha avuto, fin dall’inizio, il compito più ingrato e più rognoso: non far rimpiangere la buonanima di Christopher Reeve.

Il suo Superman, quello di Corenswet ovviamente, è più umano, ma ciò non vuol dire che sia insicuro, fragile o addirittura contradditorio. È un supereroe che nel film si è rivelato da poco e dunque sembra essere ancora poco abituato, sembra essere poco esperto. Nonostante tutto la personalità che David ha pensato per il personaggio emerge, si nota ed è anche di notevole spessore. Un Superman più umano e che non era mai e poi mai stato mostrato fino adesso.

Un supereroe, dunque, che è tornato a volare nuovamente nei cinema di tutto il mondo in un’opera cinematografica godibile, solare e, tranquilli che non ci eravamo dimenticati, dove la speranza la fa da padrona in un mondo che ha bisogno di eroi e del supereroe qual è lo stesso Superman. Se nel 1978 si diceva: ora si può credere che un uomo possa volare, in questo 2025 possiamo dire: che il pianeta ha finalmente la luce e la speranza, grazie a Superman.

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