Il 20 giugno di 50 anni lunghi anni fa usciva, nei cinema, il capolavoro di Steven Spielberg
Semmai fosse una storia vera diciamo che cinquanta lunghi anni fa una coppia di giovani, dopo aver fatto baldoria con i propri amici di fronte ad un organizzato falò in spiaggia, si allontanano per un po’ con l’intenzione di provare l’ebbrezza del bagno da fare quasi all’alba. Uno dei due, il maschio tanto per essere precisi, come da copione è talmente sbronzo che non si regge in piedi, mentre la ragazza ha ancora tanta adrenalina in corpo. Proprio per questo motivo decide di tuffarsi in acqua. Il ragazzo, invece, crolla quasi sul bagnasciuga dicendo, quasi a sé stesso, che si sarebbe comunque tuffato in acqua.
Tutto sembra calmo e tranquilla in quella notte di estate, anche se la stagione stessa arriverà astronomicamente tra un po’. Ma ormai ci siamo e quei due giovani, come i suoi amici, vogliono godersi ogni attimo, ogni momento spensierato e non fa nulla se il ragazzo perde l’attimo magico con la ragazza a causa dell’alcool.
Forse è un bene o forse no? Perché, ripetiamo, mentre tutto è tranquillo intorno, con un silenzio che rilasserebbe chiunque accadde qualcosa di terrificante; qualcosa di agghiacciante. La ragazza si sente prendere sotto di lei e sempre quel qualcosa la trafigge mentre la trascina sotto le onde.
La ragazza per un momento riesce ad emergere e ad urlare per attirare l’attenzione, per chiedere; non sa effettivamente che cosa l’ha colpita. Il ragazzo, frattanto, si è addormentato in preda gli effetti dell’alcool, senza neanche sentire le grida d’aiuto. La poverina, allo stesso tempo, si sente trasportare, in modo incontrollato, tra le onde del male, avvertendo sempre di più una morsa stretta alla vita, dopo una gamba si è staccata.
Dopo un po’ la poverina scompare dalla vita e la quiete torna a regnare sovrana in quell’alba che dà al via ad una giornata di sole; che da il via ad una nuova giornata estiva.
Più o meno inizia così uno dei film più iconici della storia del cinema e che proprio in questa estate targata 2025 tocca quota cinquanta anni. Mezzo secolo di leggenda, di mito, di paura e di sfida contro la natura o comunque contro gli animali. Un thriller che divenne fin da subito, in quel lontano 20 giugno del 1975, e a tutti gli effetti, il primo blockbuster estivo. Erano gli anni della cosiddetta ‘Nuova Hollywood’, inaugurata un triennio precedente; in cui i film realizzati stavano dando nuova linfa alle produzioni operanti sotto la collina più famosa del mondo.
Un’opera cinematografica che, forse, solamente in pochi sanno che venne ispirata ad un romanzo scritto da Peter Benchley giusto un anno prima dell’uscita di questa leggendaria trasposizione cinematografica. Infatti, lo stesso Benchley non poteva immaginare che la sua storia, semplicemente intitolata, ‘Lo Squalo’ avrebbe attirato non solo i produttori più attenti, ma anche quello che, sempre all’epoca, era considerato uno dei registi, sì alle prime armi, ma dal talento cristallino e lungimirante e che non regalò solamente quella perla al pubblico di tutto il mondo: stiamo parlando di Steven Spielberg. Ma come sempre andiamo con ordine.
Girato nella località marina di Martha’s Vineyard, dello stato del Massachusetts, ma nella finzione è ambientato sull’Isola di Amity, chiaramente un luogo totalmente immaginario, ‘Lo Squalo’ è, ancora oggi, ritenuto non solo un capostipite del genere ma addirittura un capolavoro ritenuto imbattibile per diversi ordini di ragioni e che in questo lunghissimo reportage cercheremo di scoprirle, se non tutte, almeno la maggior parte.
Come già sottinteso in precedenza, ad accorgersi dell’enorme potenziale della storia, ovvero del romanzo di Benchley, furono i due produttori della Universal Pictures, Richard D. Zanuck e David Brown i quali sentirono parlare dell’opera in questione.
Una volta letta la considerarono, fin da subito, come ‘la cosa più eccitante che avessero mai letto’ e senza starci neanche a pensarci decisero di produrre il film, acquistandone, ovviamente, i diritti, per una cifra pari a 175.000 dollari. Oltre a ciò, dichiararono anche che se semmai avessero letto una seconda volta il libro, ‘Lo squalo’ non sarebbe mai approdato sul grande schermo a causa delle difficoltà di alcune scene. Diciamo che fortunatamente è stata buona la prima lettura, allora.
Sia Zanuck che Brown riuscirono a coinvolgere, per quanto riguarda la stesura della sceneggiatura, non solo l’autore originale ma anche Howard Sackler, Carl Gottlieb. Quest’ultimo, però, venne arruolato, addirittura, dal regista ingaggiato dopo che gli stessi produttori erano sul punto di avere i servigi di John Sturges, il regista de ‘’I Magnifici 7’ e Dick Richards.
Ma Steven Spielberg, dal canto suo aveva impressionato non tanto con Sugarland Express, prodotto sempre da Brown e Zanuck, ma con quel diabolico lungometraggio televisivo iconico e leggendario conosciuto con il titolo di ‘Duel’, del 1971. Un’opera televisiva che non ha alcun bisogno di presentazioni. In tutto ciò anche Spielberg produsse una sua versione della sceneggiatura, rimanendo molto fedele al romanzo, eliminando alcune sottotrame.
A conti fatti, sembrerebbe, tenendo presente i quattro nomi indicati fino adesso, che la stessa Universal Pictures poteva optare per altrettante sceneggiature diverse dalle quali scegliere quella giusta. Invece, no. In quel 1974 i due produttori se ne ritrovarono due in più, per effetto del grosso lavoro svolto dallo stesso Benchley che ne scrisse, in totale, tre. Dunque, complessivamente vennero realizzate ben sei copioni. E indovinate quale venne accettata? No, non fu quella di Spielberg, come tutti potrebbero pacificamente credere. A spuntarla furono, lo stesso autore del romanzo insieme all’uomo indicato dal futuro creatore di E.T.: Carl Gottlieb.
Le riprese iniziarono nel maggio del 1974 e, originariamente, sarebbero dovute durare solamente 55 giorni. invece, non fu così. Lo slittamento della fine delle riprese portò, conseguentemente, a far aumentare anche il budget, il quale inizialmente era di soli 4 milioni di dollari, per poi salire a nove milioni. Quindi, se in un primo momento si pensò di chiudere il set entro il mese di giugno, Spielberg si ritrovò a battere l’ultimo ciak nel settembre di quello stesso anno pensando, a causa di ciò, che nessuno più gli avrebbe affidato un film. Insomma, pensava che la sua carriera nel mondo del cinema fosse finita ancor prima di incominciare…